Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
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Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
reviews: 2
ratings: 2 (avg rating 4.50)

Storia di Agatha

Seconda - e credo ultima - incursione nel mondo di quello che potrebbe essere il quinto libro, sempre che la Musa non mi abbandoni. Per adesso è qui ed è contenta di esserci, e anch'io. Se vi foste chiesti che fine avessero fatto gli altri... 

 

 

Alla fine è successo.

Sono rimasta sola. Li hanno presi tutti, anche il mio Mark. E grazie all’orrido vecchio che scende a portarci il cibo ogni giorno, so. Ho avuto le risposte alle domande che non ho fatto che pormi, in questi giorni, sul perché siamo qui, e su cosa ci succederà.

Siamo cibo.

Cibo per vampiri, ci credereste? Io no. Non ci credo ancora adesso, e una parte di me sta ancora sperando che sia tutto uno scherzo, e che un giorno di questi la porta si aprirà e riappariranno tutti, ridendo e urlando “ci sei cascata!”. A quel punto sarò io ad ucciderli, è ovvio.

Ieri è stata la giornata peggiore. Sei tutti in una volta, ne hanno portati via, urlanti e scalcianti. Non ho voluto guardare. Mi sono rannicchiata nel mio angolo, un punto molto buio della mia cella, e mi sono tappata anche le orecchie con le mani. Sono quelle urla a farmi dubitare che sia una candid camera o qualcosa del genere. Erano troppo piene di terrore, per essere finte.  Urlerò anch’io, quando arriveranno per me? Oh, si che lo farò. E dire che le storie di vampiri mi sono sempre piaciute, almeno fino a quando non ho scoperto di farne parte.

So che il mio Mark è stato offerto a colui che chiamano la Bestia Bionda. Offerto. Come un pasticcino. È precisamente la parola usata dal vecchio.

“Non si è limitato a dissanguarlo, sai. Ha fatto anche altro, non so se mi spiego. Stavo origliando, ho sentito tutto. Sono dei porci pervertiti, dal primo all’ultimo. I pezzi del tuo ragazzo, alla fine, erano sparsi per tutta la camera… ma a fare quello dev’essere stata lei…”

A quel punto mi sono messa a gridare, supplicandolo di smetterla. Se li odia tanto, perchè li serve, mi chiedo? Quando l’ho domandato anche a lui si è limitato a scrollare la testa ridacchiando. “Bisogna sempre obbedire agli ordini dei padroni, non lo sai, kleine madchen?

Questo è accaduto stamattina. Adesso sono passate molte ore, e prima o poi tornerà per prendere anche me.

La porta. Quella che conduce quaggiù. Si sta aprendo. Oddio, sono qui per me. Oh Signore, ti prego…

 

C’è qualcosa di diverso. Sento voci, e nessuna appartiene al vecchio bastardo. Alcune sono piene di rabbia. C’è un tipo che sta minacciando qualcun altro. Alcuni ridono. Parlano inglese, ma hanno uno strano accento. Certi sembrano orientali. Si stanno avvicinando. Devo andare nel mio angolo, farmi piccola piccola.

“La pagherete per questo, ve lo giuro.”

“Uhhh, stiamo davvero morendo di paura! Ecco, entra qui. Forza, muoviti! L’altro mettetelo più in giù, e vedete di sistemarlo per bene, questo è un pivello, in confronto. Tu, biondo, vedrai che ti divertirai moltissimo, mentre aspetti. Guarda che bella catena… non parli più? Ti è passata la voglia di fare il furbo, eh? Fatto! È un po’ corta, ma bisogna accontentarsi, non pensi? Buon soggiorno allora.”

 

Le sbarre si richiudono con il consueto sferragliare. Non mi hanno preso! Non ci posso credere, sono ancora qui, solo che non sono più sola. Hanno portato dentro un tizio enorme, tutto vestito di nero, con le mani bloccate dietro la schiena, e lo hanno appeso per il collo a una catena che pende dal soffitto, terminante in un collare metallico. Può appoggiare i piedi a terra, ma non deve stare molto comodo lo stesso, poveretto. La catena è davvero corta, e lo costringe a tenere il mento sollevato. Non l’ho ancora potuto vedere in faccia, perché mi trovo alle sue spalle, ma ci sono tracce di sangue fino alla porta, devono avergli fatto molto male. Ha dei capelli incredibili, gli arrivano fino alla cintura, di un biondo chiarissimo. Chissà chi è, e che cos’ha fatto… e chissà se quelli erano vampiri. Per quel poco che ho sbirciato, non sembravano diversi da tutti gli altri. Solo un po’ più pallidi, forse, ma erano tutti orientali, hanno già un colore strano per conto loro… anche le mani di questo tipo sono molto bianche, e… oh cazzo. Cazzo, che schifo, ma che gli succede? La pelle dei polsi… fuma. Ha delle piaghe enormi, oh, cavolo, devo aiutarlo poverino, chissà che male! No, adesso non posso, sono ancora qui sotto, non devono vedermi.

Dio, certo che questo tipo è davvero grosso… 

 

Se ne sono andati, finalmente. Non c’è più nessuno. Almeno posso vedere se riesco a fare qualcosa per questo disgraziato, che comunque mostra un incredibile controllo di se stesso. Non ha ancora mosso un muscolo, o emesso un singolo suono. Sembra una statua nerovestita, incredibile, eppure i polsi devono fargli vedere le pene dell’inferno.

“Lo so che ci sei, topolino. Ti ho sentito.”

Oh! Eppure ero convinta di essermi mossa nel massimo silenzio possibile… qui dentro gli unici suoni sono lo zampettare di qualche topo, e lo sgocciolio di qualche tubatura difettosa. Dio, non fatemi pensare all’acqua, e a cosa non darei per una bella doccia…

“Ehi… anche tu qui, eh… ma tu ci credi, a ‘sta faccenda dei vampiri? Li hai visti, tu?”

Ecco, l’ho traumatizzato. Non mi risponde. Forse nemmeno lui si è reso conto di cos’erano quei tipi che lo hanno portato quaggiù…

“Lo so che pensi che io sia matta, ma è quello che il vecchio schifoso continua a dirmi da  due giorni. Che qui ci sono dei vampiri e che noi serviamo come cibo. Tu sai qualcosa? Che cosa succede là fuori, veramente?”

Uh, mamma, è rimasto davvero senza parole. Ok, non è educato parlare con una persona senza guardarla in faccia, meglio che mi faccia vedere, forse gli farà bene.

“Ciao, io sono Agatha, adesso provo a… cazzo! Guarda come ti hanno conciato, quei maledetti! Aspetta, ho dell’acqua, ti ripulisco un po’ la faccia. Allora, è vero che quelli sono vampiri? Non ti sembra assurdo? Noi eravamo in 12, quando quest’incubo è iniziato. Sono rimasta solo io. E il mio ragazzo… Mark… dicono che è stato preso da uno che chiamano la Bestia Bionda… tu lo hai visto?”

Se non mi avesse parlato prima, direi che è muto. E perché mi guarda in questo modo?

“Ecco qui, forse ti farà un po’ male, mi dispiace. Senti, puoi dire qualcosa? Che strano, sotto il sangue non hai delle vere ferite… è come se fossero vecchie… eppure il sangue è fresco… ti fanno molto male?”

“No. Non più molto.”

“Com’è possibile?”

“Ascolta, ragazzina, ho questa catena del cazzo che mi sta strangolando, e i polsi mi si stanno sciogliendo. Scusa, se non ho molta voglia di fare conversazione. Tornatene nel tuo angolo e continua da sola le tue congetture, ok? Io non posso esserti d’aiuto in nessun modo.”

Ma guarda che…  uno cerca di aiutare, ed è questa, la riconoscenza! Va bene, dormirò un po’. Non faccio niente tutto il giorno e sono lo stesso sempre stanca. Saranno i nervi.

 

“Ragazza… ehi, ragazza…”

Che c’è? E’ già ora di andare al lavoro? No, dai, ancora cinque minuti… solo cinque… ma che cosa sono questi strani suoni? Oddio, il bestione biondo si sta strozzando! Le gambe gli hanno ceduto, e non riesce a rimettersi dritto.

“Aspetta, ti aiuto io, aspetta! Eccomi, arrivo, forza, cerca di farcela, coraggio!” Mamma mia, pesa una tonnellata, meno male che… oddio, ma è freddo. Freddo gelato. Oh-mio-dio. Non sarà…

“Perché sei così freddo?”

Lo so che dovrei dargli tempo di riprendere fiato, ma che cazzo…

“Rispondimi una buona volta! Perché sei così dannatamente freddo?”

“Rilassati…”

“Rilassarmi? Come faccio a rilassarmi? Non è normale! Non sarai… sei un vampiro? Sei tra quelli che hanno ucciso il mio Mark? Vuoi dire qualcosa, brutto stronzo?”

“Se ti chiedo di farmi bere dal tuo polso me lo concedi?”

Ma guarda che faccia tosta incredibile!

“Allora lo ammetti! Non cerchi nemmeno di negare!”

“A che scopo? Ho bisogno di bere, femmina, non resisterò in piedi ancora a lungo.”

“E la cosa dovrebbe riguardarmi in qualche modo? Aiuto! Mi sentite? Fatemi uscire!”

“Smettila, idiota. Di sopra c’è una di noi, antichissima, ferita. Sei così ansiosa che si ricordino di te? Fai il favore, togliti dalla mia vista, mi irriti.”

“Oooh, scusa se esisto! Intanto quello appeso a una catena per il collo sei tu, e quando cederai, puoi scordarti che ti aiuterò di nuovo! Starò qui a guardarti soffocare, e me la godrò fino in fondo, stronzo!”

Non mi risponde, e gli conviene. Oddio, mi viene un dubbio. Non è che…

“Sei tu la Bestia Bionda? Per forza, scommetto che sei tu! Hai ucciso il mio ragazzo, e secondo quanto dice il vecchio, non ti sei accontentato di ucciderlo, hai anche fatto qualcos’altro! Beh, Signore delle tenebre, lasciami dire che un briciolo di giustizia divina esiste ancora!”

E’ di nuovo immobile, con lo sguardo fisso su un punto davanti a sé. I suoi occhi, che già erano parecchio strani, e parecchio inespressivi, si sono fatti all’improvviso vacui e fissi.  Come se si fosse spento. Dio, se solo trovassi qualcosa lo ucciderei in questo preciso momento. Sarà vera, la faccenda dei paletti? Peccato che qui dentro non ci sia nulla del genere. Oh, ma non ha importanza. Lo vedrò soffrire un sacco, e se scenderanno per ammazzarlo, spero di essere ancora qui a godermi lo spettacolo.

 

“Non ce la fai più, eh? Dimmi un po’, fa male? Scommetto che anche al mio Mark hai fatto male, ma non te n’è importato niente, giusto? Quindi non importa nemmeno a me. Fammi solo un favore, schiatta in silenzio, voglio dormire.” 

 

Dovresti vederlo, Mark, è qui che rantola e si contorce come un verme sull’amo, e ogni volta che tenta di riacquistare l’equilibrio le gambe gli cedono di nuovo, evviva evviva. C’è stato un momento in cui ho pensato che fosse morto, perché è rimasto appeso per il collo ma non faceva più niente, nemmeno respirava. Poi ho capito che questi mostri non hanno bisogno di respirare, e che in qualche modo stava dormendo. Dormiva, ti rendi conto? Mi sono spostata di fronte a lui, per godermi meglio lo spettacolo. Gli sanguinavano il naso e le orecchie, e aveva il collo piegato in un’angolazione innaturale che mi ha fatto impressione. Sembrava che gli si dovesse staccare la testa da un momento all’altro, sai che ridere, se fosse successo? Adesso non sta dormendo per niente, e nemmeno io, se è per questo. Non mi ha più rivolto la parola, e non l’ho fatto neanch’io. Sembra dare per scontato che non lo aiuterò, forse perché è abituato a non avere pietà di nessuno e non se l’aspetta nei suoi confronti. Se solo la smettesse di ansimare in quel modo… era molto meglio prima, quando non respirava per niente.

 

Dio, che persona sono diventata? Io, che mi fermavo a soccorrere persino i topolini per strada, sto assistendo allo spaventoso tormento di un altro essere e ne vorrei di più. Per me stessa, per  te e per tutti i nostri amici. Allora perché sto piangendo? Non ce la faccio più a sentirlo, mi si sta annodando lo stomaco, devo fare qualcosa.

“Dimmi come posso aiutarti, prima che cambi idea.”

Sembra faticare a mettermi a fuoco, eppure sono a nemmeno un metro da lui, che per miracolo è riuscito a ritrovare l’equilibrio, anche se non fa che oscillare.

“Il… collare… toglierlo… devo dormire…”

“Se ci riesco, prometti di non aggredirmi e di farmi uscire di qui, se ti sarà possibile?”

Annuisce, o almeno ci prova. Non dovrei fidarmi, lo so, ma mi hanno già portato via tante cose, non si prenderanno anche la mia umanità. Io non sono come loro. Non voglio esserlo.

E che diavolo, se solo non fosse così alto… non vedo com’è fatta la chiusura del collare, e non riesco a capire come si sblocca.

“Se solo avessi un rialzo…”

“Sali… su… di… me…”

“Ah, no, questo no. Non posso toccarti, mi dispiace.”

“Se solo sapessi… come mi sento…”

La mia mano decolla verso il suo viso ancora prima che io me ne renda conto, facendogli sgranare gli occhi e perdere di nuovo l’equilibrio.

“E tu lo sai come mi sento io, brutto stronzo? La mia vita è finita, e solo per colpa tua!” 

Blackout.

 

“Hai finito? Ti senti meglio, adesso? Ci mancava anche l’umana isterica…”

Oddio, ho perso il controllo e l’ho picchiato. Con cattiveria. Gli sanguina un labbro, e il naso gli gocciola come una fontana. Sto diventando un mostro anch’io… vorrei solo morire.

“Senti… mi dispiace, va bene? Io non sono così, siete voi che mi ci avete fatto diventare.”

Se uno sputo sanguinolento per terra può significare “scuse accettate” allora siamo amiconi, adesso.

“Dai, piega le gambe, dammi un appoggio. Vediamo cosa si può fare per quel collare.”

Fa quello che può, e anch’io. C’è un tondino di metallo passante per due fori, niente lucchetti o serrature, ma è durissimo e non riesco a sfilarlo. In compenso il pipistrellone ansima come se stesse reggendo una statua di granito, possibile che pesi così tanto?

“E’ l’argento, donna… sbrigati…”

“Donna… ma da che secolo vieni? Io mi chiamo Agatha, te l’ho già detto! E poi cos’è, leggi nel pensiero?”

“Già. C’è una pietra sporgente, laggiù, cerca di estrarla e usare quella. Sbrigati!”

“Sei un filino abituato a dare ordini, vero? La parola “per favore” è estranea al tuo vocabolario, mi sa.”

“Dio, quanto parli…”

Ha ragione. Me lo diceva sempre anche Mark. C’è una specie di sasso che sporge dal muro accanto alla porta. Comunque l’idea che legga nel pensiero non mi piace mica, eh.

“Eccolo! Ce l’ho fatta, l’ho preso, adesso riuscirò a liberarti! Non è che mi… morderai, quando potrai muoverti, però?”

Ad alzare gli occhi al cielo è bravo, però, e lo fa sembrare in tutto e per tutto uno di noi. Sbuffa persino, anche se poi devo sostenerlo di nuovo. Dio, com’è freddo… lo sento persino attraverso i vestiti…

“Ti ho detto che non lo farò, e non lo farò. Vai, spacca.”

Si vede che gli faccio male. Cerco di reggere il collare con una mano e di colpire con l’altra, ma gli sto lo stesso lacerando la pelle del collo, eppure non dice niente. Trema e basta. Cazzo, adesso è una questione tra me e questo aggeggio infernale, ce la devo fare!

 

“Sì! Ci sono riuscita! Adesso lo apro e potrai coricarti, sei contento?”

“Non sai quanto.”

Non è che si corica. Si affloscia letteralmente sul pavimento, per poi strisciare in un angolo, il mio, a dire il vero, e rannicchiarsi su un fianco. Dio, qui dentro c’è puzza di carne bruciata…

“Vuoi che provi anche con i polsi?”

“Cos’è, vuoi la beatificazione, fem… ehm…? Lascia stare, non ce la farai. Comunque sapevo che alla fine mi avresti aiutato, anche se sono quello che sono.”

“E chi te lo diceva?”

“Sei umana, e devi fare cose da umana. Ognuno fa quello che la propria natura gli comanda. Anche io.”

Si sta per addormentare, lo sento dalla voce. Incredibile ma vero, non vorrei che succedesse. Sarò di nuovo sola, e se verranno a prendermi non lo saprà nessuno. Sparirò, e sarà come se non fossi mai esistita.

“Il mio Mark… ha sofferto molto?”

“Chi, il ragazzino con i capelli lunghi e la treccina rossa?”

“Sì, lui. Il vecchio ha detto che tu…”

“E’ scivolato via. Non se n’è nemmeno accorto. Devo dormire, ragazza. Lasciami dormire…”

“Non hai paura che cerchi di ucciderti nel sonno?”

“Quasi lo vorrei…”

“Che cosa ti succederà?”

“Qualcosa di peggiore della morte, questo è certo.”

“E adesso che cosa fai?”

Sta cercando di alzarsi.

“Che fai, dove vuoi andare?”

“Io mantengo sempre le mie promesse.”

 Barcolla fino alle sbarre, poi indietreggia e ci si avventa contro con tutto il suo peso. Oh dio, se solo… Una volta. Due. Tre. Spallate. Calci. Cade, e poi si rialza e ricomincia.

“Dai, ce la puoi fare, forza, dai… sì! Sì! Ci sei riuscito!”

E’ un miracolo. L’altra porta non era chiusa a chiave, chissà a cosa stavano pensando…

“Vai. Dormono tutti a quest’ora. Fai solo attenzione al vecchio e ai suoi bastardi. Vai.”

“E tu? Non vieni?”

“E’ giorno, non posso uscire all’aperto. Vai, donna. Mi dispiace per il tuo ragazzo.”

“Mi chiamo Agatha, te l’ho detto. E tu? Bestia Bionda non è un granché come nome…”

“Raistan. Vai.”

 

Un ultimo sguardo a questi occhi così alieni, un cenno della testa da parte di entrambi, poi corro via. Avrei voluto dirgli altre cose, anche solo un ‘buona fortuna’, ma io appartengo alla luce e lui al buio, e sono loro a separarci. E poi è vero che parlo tanto.

Dio, l’odore dell’aria fresca… adesso me ne torno a casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti: 8
  • #1

    Aria (domenica, 16 giugno 2013 12:51)

    Non c'è niente da fare: Raistan sembra impossibilitato a godersi la "vita" tranquillamente!
    E la mia curiosità già accesa è schizzata alle stelle: di chi è il castello nelle cui segrete è stato rinchiuso?
    Come si è guadagnato quel simpatico nick? Biondo è biondo, ma non mi pare, tutto sommato, che da quanto letto finora si sia comportato da bestia: ci sono modi molto peggiori per andarsene di quello di Mark, eh...
    Cosa ha fatto per finire declassato da ospite riverito e servito, quale penso fosse, a prigioniero incatenato nell'argento nei piani inferiori, in compagnia di un potenziale spuntino, ed in attesa di qualcosa peggiore della morte?
    Se poi penso che questa potrebbe essere l'ultima incursione in questa storia inedita e che dovrò pazientare un bel po' in attesa delle risposte alle mie domande...uhm, non è che stiamo prendendo lezioni di sadismo dal vecchio "Igor"? ;)

    Comunque, scherzi a parte, confermo quanto scritto a proposito della storia precedente: questo "assaggio" promette sviluppi estremamente appetitosi ed interessanti.
    Brava Lucia: segui la Musa!

    Poi mi ha particolarmente intrigato l'interazione di Raistan con la loquacissima Agatha (è vero che in casi di tensione c'è chi prende a parlare più del solito, per cui m'immagino chi già sia particolarmente comunicativo di suo...) e la scoperta di lei di quanto sia facile diventare un mostro a sua volta, se provocata.
    Di come, malgrado tutto, riesca a comprendere Raistan:
    "Sembra dare per scontato che non lo aiuterò, forse perché è abituato a non avere pietà di nessuno e non se l’aspetta nei suoi confronti".
    Di come Raistan comprenda lei:
    “Sei umana, e devi fare cose da umana. Ognuno fa quello che la propria natura gli comanda. Anche io.”
    Infine, non posso che ammirare la coerenza di lui ed il suo mantenere, sempre, la parola data. XD

  • #2

    Mabel (domenica, 16 giugno 2013 12:57)

    Non c'è che dire, dev'esserci stato un twist non da poco per portare Raistan da carnefice a vittima in così breve tempo. Inutile aggiungere che le domande di Aria sono le stesse che mi pkngo anche io. Penso che sia stata una trovata molto azzeccata fare le incursioni da punti di vista di terzi, così si ha un assaggio senza svelare troppo la trama.Sono molto contenta che Agatha sia riuyscita a mettersi in salvo, anche se mi dispiace pensare che abbia perso gli amici e chi amava, magra consolazione almeno Mark non ha sofferto!

  • #3

    Claudia (domenica, 16 giugno 2013 13:03)

    Questa proprio non me l'aspettavo, che Raistan finisse prigioniero nelle segrete dove ammucchiava i poveri umani destinati a chissà quale fine.

    Ma era veramente lui a fare queste cose? La Bestia Bionda parrebbe essere proprio lui, ma chiaramente c'è un'altra creatura in circolazione, una vampira antica... e ferita... Qualcosa di simile a Lilith?

    Raistan è stato costretto, in qualche modo, a servirla? E poi si è ribellato ed è stato punito di conseguenza? Sono molto curiosa di scoprire la verità riguardo a questa storia. Nel frattempo mi è piaciuto molto il PoV di Agatha e la sua interazione, seppur breve, con Raistan, condita da una forsennata oscillazione tra umana pietà, curiosità e odio profondo per la creatura che ha distrutto la sua vita e quella dei suoi amici.
    Inutile dire che spero che Raistan la incontrerà di nuovo, perché questa ragazza mi ha incuriosito ed è stata coraggiosa e intelligente.

    Vai così, Lucia!

  • #4

    Iris (domenica, 16 giugno 2013 19:23)

    Eccomi, arrivo!
    Dunque: bello, bello, bello! Devo dire che sono stata col fiato sospeso per tutta la prima parte, perchè avevo paura della reazione di Agatha quando avesse scoperto che lui era un vampiro. Sapevo che avrei provato dispiacere per lui, se lei lo avesse trattato male, e quindi sono stata in ansia fino al momento della rivelazione.
    Mi fa morire Raistan che non rinuncia ad aplomb vampiro e anche a una certa dose di acidità, senza cercare di ingraziarsi le persone per proprio tornaconto personale, ma la ragazza non gliele ha mandate a dire. Forse al suo posto se avessi avuto per le mani l'assassino del mio ragazzo avrei fatto ben di peggio.
    C'è stata una frase che mi ha fatto scompisciare: "Se uno sputo sanguinolento per terra può significare “scuse accettate” allora siamo amiconi, adesso."
    Ma quanto me li vedevo, questi due, a confrontarsi a colpi di piccoli gesti?
    E poi il finale, bellissimo, in cui Raistan dimostra ancora una volta la sua estrema lealtà... solo una cosa, però: perchè non ha nemmeno tentato di fuggire? Ok, era giorno, ma magari avrebbe potuto trovare una coperta per ripararsi, qualcosa, e non rimanere in quel luogo dove di sicuro non c'era niente di buono ad attenderlo, come lui stesso ha rivelato. E checcavolo! Spero che nel seguito della storia qualcosa si inventerà.

    Comunque dai, Lucia, daccene ancora qualche pezzettino. E quand'è che ci darai qualche assaggio del secondo libro? Per quello almeno non dovremo aspettare anni. Io sto già in countdown.

  • #5

    LuciaG (lunedì, 17 giugno 2013 00:01)

    Ihihih vedo che questa nuova storia incontra il vostro favore, bene, bene. Devo solo superare la paura che ogni inizio di un libro porta con sè, per quanto mi riguarda. Paura di non essere più capace a scrivere come al solito, di non riuscire a ingranare bene la storia... In realtà dovrei pensare che io sono solo un tramite e che Raist fa tutto il lavoro, come ho fatto con gli altri libri, e non dovrebbero esserci problemi. Spero.

    @Aria: Azzardo una teoria, sul nick: credo che per il servo fossero tutte bestie, lui si distingueva per la biondezza, da qui il soprannome. Non mi risultano atti particolarmente riprovevoli di Raist in questo frangente, quindi mi sa che il vecchio stronzo partiva prevenuto.
    Sul motivo della sua presenza in prigione... non posso dire niente, tranne che sarà protagonista di una faccenda davvero, davvero grossa, da cui, attualmente non vedo come uscirà. E non parlo della prigione.

    E' stato strano per me obbligarmi a entrare nei panni di una vittima, in quelli di Raist sto così bene... ma è stato sicuramente interessante! Però, @ Claudia, non so se Agatha e Raist si rincontreranno, a meno che non succeda qualcosa per cui lei... ehm... basta.
    @Iris: Anche a me sarebbe dispiaciuto se Agatha lo avesse trattato male, ma li ho lasciati parlare cercando di non parteggiare per nessuno dei due, e questo è il risultato.
    Ti dirò, la frase che ha fatto ridere te ha fatto ridere anche me nello scriverla.
    Sul motivo per cui non ha provato a scappare, visto che tanto non vanno a fuoco istantaneamente, gliel'ho chiesto ma non mi ha voluto rispondere, per adesso. Avrà i suoi motivi... magari prima o poi li rivelerà anche a noi!

    Grazie a tutte, in ogni caso.

  • #6

    Mabel (lunedì, 17 giugno 2013 12:35)

    @Claudia: ma la vampira antica non potrebbe essere Shibeen? Io ho dato per scontato che raistan parlasse di lei, ma adesso che mi ci fai pensare non era così evidente... mumble mumble mumble

  • #7

    LuciaG (lunedì, 17 giugno 2013 14:20)

    @Mabel: acqua, acqua, stai annegando...

  • #8

    Mabel (lunedì, 17 giugno 2013 15:30)

    @Lucia: con il caldo di oggi potrebbe essere una soluzione :D. ok adesso però brancolo nel buio :P