Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
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Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
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RED XMAS!

 

Ecco, ci siamo di nuovo.

Natale.

Le strade intasate di umani alla ricerca di non si sa cosa.

Nemmeno dopo il tramonto, si può stare in pace. Tutte queste lucine sfavillanti che mi danno fastidio agli occhi, e non si spengono mai, per tutta la notte. Addio privacy. Addio favore delle tenebre. Quali tenebre, dico io? Dov’è finito quel meraviglioso buio così utile, in cui si può squartare tranquillamente una persona senza avere l’impressione di farlo in mezzo allo Yankee Stadium durante la finale di campionato? E’ una cosa insopportabile, dovrei dire due paroline al Sindaco. Poi parlano di risparmio energetico.

Cosa ci faccio in giro, dite. Bella domanda, a parte il fatto che non sono affari vostri. Se proprio volete saperlo, sono in cerca di un regalo. Un regalo per Shibeen, la mia creatrice. Sì, lo so, da vomito. I vampiri non dovrebbero festeggiare il Natale. Non c’è una festa che si allontani di più dallo spirito che ci anima. Il fatto è, caro lettore, che mentre cercavo nell’armadio qualcosa da mettermi, di appartenente a questo secolo, intendo, mi sono imbattuto in due pacchi nascosti, con il mio nome sopra. Ho passato la mezz’ora seguente a rigirarmeli fra le mani, scuotendoli, cercando di allentare il nastro adesivo per sbirciare all’interno. Non per curiosità, soltanto per capire l’entità della spesa, sapete. Nemmeno un indizio. Potrebbero contenere una bomba a orologeria, così come i gioielli della Corona. No, questo mi sento di escluderlo. Shibeen sa che odio i fronzoli. Il problema è che io non le ho comprato niente.

Siamo adulti, mi dicevo nei giorni passati. Abbiamo 1300 anni suonati, tra tutti e due. Siamo superiori a queste cose. Non abbiamo bisogno di scambiarci regali in questa zuccherosa ricorrenza, per rimarcare l’amore che ci lega. Già. Parole sante. Andatelo a dire a Shibeen.

E ora, alle 21.35 della vigilia, sono qui che vago per Londra come un idiota alla ricerca di qualcosa che possa soddisfarla. Se domani sera non le facessi trovare almeno un pacchettino, visto che lei me ne consegnerà due, non mi parlerebbe per tutto il prossimo anno. Lo so. Vedrei le sue labbra farsi sempre più sottili, il suo delizioso nasino puntare con decisione verso il soffitto, e poi non la vedrei più, perché schizzerebbe fuori dalla stanza come una scheggia e si andrebbe a sedere sul divano, braccia incrociate e broncio chilometrico. Me la farebbe pagare. Pagare cara. Niente brindisi natalizio con quel delizioso AB negativo della sua riserva speciale, ad esempio. Lo darebbe tutto a Seamus, ne sono sicuro.

Quindi adesso entrerò in questo spaventoso centro commerciale che si innalza per piani e piani davanti a me, e lo ispezionerò tutto, fino a quando non troverò qualcosa che la possa soddisfare. Ce la posso fare. Ho 306 anni, le mie lenti a contatto scure e il fondotinta di Shibeen sulla faccia. Sono stato per più di un secolo il Generale Supremo del Clan dei Diurni, nulla mi può fermare.

 

Non ce la posso fare.

Sette piani.

Trecento reparti.

Quarantasei ascensori.

Mi sento male.

Guardie armate ovunque, e ho l’impressione che stiano guardando tutti me. Lo so, non passo molto inosservato. Sono alto quasi due metri e ho i capelli, di un biondo chiarissimo, che mi arrivano fin quasi alla vita. Però sto tentando di camminare un po’ curvo, e i capelli me li sono legati. Dovrebbero almeno apprezzare lo sforzo, ecco.

Devo essere rapido ed efficiente. Pianificare il raid, un po’ come se fosse una missione per Atropo. Partirò dalla cima e scenderò. Chiudono alle undici, non ho molto tempo, ma ci saranno tantissimi reparti che non dovrò visitare, tipo quelli di abbigliamento maschile o di attrezzature per la cucina. Salterò anche la sezione mobili, a meno di non voler tornare a casa con una cassettiera barocca sulle spalle. Lei la apprezzerebbe, la mia moto un po’ meno.

 

Eccomi in ascensore, circondato da un numero incredibile di umani ritardatari come me. Idioti. Per loro è una festa importante, che cosa ci fanno ancora qui a quest’ora? Avrebbero dovuto concludere i loro acquisti mesi fa, così non sarei qui, pigiato fra una vecchietta che puzza di naftalina e un turista sudato, avvolto in metri e metri di sciarpa scozzese, costretto a tenere il fiato per non avere la tentazione di aggredirli.

“Rimorso dell’ultima ora, eh?” mi apostrofa il turista, australiano, dall’accento. Sta per morire per un colpo di calore e si permette addirittura di sfottere.

“Forse.” gli rispondo, fissandolo con sguardo vacuo. Che noia. Quest’ascensore ci sta mettendo una vita. Nessuno parla, neanche più l’Aussie.

“Signori, potreste dedicarmi un momento della vostra attenzione, per favore?” dico a un tratto. Ho un attacco di Raistanite all’ennesima potenza, non riesco a trattenermi. Tutti mi stanno guardando.

“Adesso, ciascuno di voi spoglierà la persona che ha accanto e copulerà con lei, o lui, in modo molto appassionato. Aspetterete che io scenda, poi bloccherete le porte dell’ascensore e trascorrerete una vigilia di Natale indimenticabile. E ‘tutto chiaro? Lei, signora, ha capito? Sì, sì, lui va benissimo, ha la faccia da stallone, non se ne pentirà.”

Ding!

Neanche fosse la campana che annuncia un nuovo round su un ring di pugilato, quando le porte si aprono e io emergo dalla cabina, al suo interno di scatena un vero putiferio. Prima che si richiudano, faccio in tempo a vedere la vecchietta abbarbicata alla sciarpa dell’australiano, sempre più paonazzo, mentre lui le strappa via di dosso il cappotto color cammello e travolge nel suo impeto un’altra coppia di perfetti sconosciuti che sono già passati al dunque poco più in là. Saluto l’allegra compagnia con un cenno della mano e mi concedo una bella risata.

Piano 5 – due sono interrati – Sport e bellezza. Direi che siamo fuori target. Fuori uno. L’unica scocciatura è che dovrò trovarmi un’altra ascensore.

Piano 4 – Abbigliamento mocciosi e giocattoli. Non ci siamo. Meglio così. Fuori due.

Piano 3 – Mobili, home entertainment, accessori per la casa. Toh, guarda, una galleria riservata a fossili e minerali, andrò a dare un’occhiata. Adoro i minerali. Solo cinque minuti, poi mi dedicherò di nuovo a Shibeen.

 

“Buonasera. Posso aiutarla?” (spero proprio di sì, bel topone!)

Servizievole, questa commessa, e con un didietro da urlo. Mi ha appena chiamato mentalmente topone, ma potrei anche perdonarla, se si dimostrerà gentile.

“Stavo osservando questa splendida ametista…”

“Vedo che se ne intende. E’ il pezzo migliore del negozio…”

“Dopo di lei…Sybil.” Sì, lo so, non è leale. Sto facendo il cascamorto in modo clamoroso. Ma è solo per ottenere uno sconto. La vedo arrossire e le rivolgo un sorriso allusivo, mentre mi appoggio al pilastro accanto alla teca di cristallo e catturo i suoi occhi con i miei. Non voglio incantarla, non sarebbe divertente, ma lei sembra partita lo stesso. Sta pensando a come le piacerebbe insinuare una mano nei miei pantaloni, per vedere se il tizio che ci abita è proporzionato al resto. Io d’altronde, mi sto chiedendo se le sue tette sono sode per natura o grazie al push-up che indossa.

“Nel retro…abbiamo dei pezzi ancora più interessanti…oh mio Dio, che sto dicendo?” balbetta, senza mai staccare gli occhi dai miei.

“Davvero? Sarei molto curioso di esaminarli.” Le rispondo, e il mio ghigno si allarga a dismisura. In fondo, Harrods non è poi un brutto posto, si fanno incontri simpatici. Il suo culo si dirige verso il famigerato retro e io lo seguo.

 

Eccomi qua.

1200 sterline di ametista, la scopata più costosa della mia vita, ma ne è valsa la pena. Mi sento molto più pieno di spirito natalizio, quasi quasi potrei mettermi a cantare anch’io Jingle Bells, ma guardo l’ora e capisco che non è il caso. Ho ancora da esplorare quattro piani e solo più tre quarti d’ora per farlo.

Toh, c’è un po’ di subbuglio davanti a un ascensore, dev’essere quella in cui i miei amici si stanno ancora divertendo. Chissà se la vecchietta è riuscita a liberare l’australiano dalla sua sciarpa…

Va bene, ne prenderò un altro. Ce ne sono ancora quarantacinque a mia disposizione.

Piano 2 – Tablewere, Decorazione per la casa, Bagno e Letto…mmm, interessante. Sono due ambienti che ci piace molto frequentare. Vediamo un po’. Dove sono finiti i commessi? Potrebbero spacciarmi una tenda da balcone per prezioso lino egiziano e non mi accorgerei della differenza, ho bisogno di qualcuno. ‘Biancheria da letto’, recita l’insegna e in effetti, un letto gigantesco troneggia al centro del negozio. Peccato non essermene accorto prima, io e la gemmologa saremmo stati molto più comodi qui che non sulla sua scrivania, circondati da montagne di casse e scatole.

“Mi dica, ha bisogno?”

Una voce imperiosa e piuttosto aspra mi fa voltare di scatto. Se la ragazza del negozio di pietre era Biancaneve, questa è la matrigna cattiva. Sui cinquant’anni, vestita con un severo tailleur grigio perla, ha i capelli acconciati in un inquietante caschetto un po’ gonfio, neri, con due ciocche bianche a incorniciarle il volto spigoloso e severo. La odio alla prima occhiata, soprattutto quando percepisco i suoi pensieri, in cui primeggiano noia e irritazione per la mia presenza nel suo regno a un’ora così tarda.

“Vorrei vedere delle lenzuola…per un regalo.”

“Di che tipo? Lino? Seta? Cotone? Flanella? Tinta unita o fantasia? Stampate o ricamate? Una parure completa o pezzi separati?”

Io mi sono perso alla seta, figuratevi. La fisso con sguardo vacuo e scuoto la testa. “Non ne ho idea. Belle.”

Inarca un sopracciglio e mi squadra come se avessi bestemmiato. Io mi sto stuzzicando un canino con la lingua e sto prendendo in seria considerazione l’idea di squarciarle la gola.

“Tutto quello che abbiamo qui, è bello. Quanto aveva intenzione di spendere?” mi chiede con tono glaciale, squadrandomi con aria un tantino schifata. Ahaha sta pensando che dovrebbero impedire l’ingresso in negozio ai biker, mi ha scambiato per uno di loro. In effetti, il mio abbigliamento può ingannare, stasera.

“Non ha importanza. Lei mi faccia vedere le cose migliori.”

“Benissimo. Io starei sul lino, è molto attuale e sempre molto raffinato. Ad esempio…”

Dopo quasi mezz’ora e l’esposizione della totalità della merce del negozio, che rifiuto pezzo per pezzo con piacere perverso, sono pronto a uscire. Non ho comprato niente e non l’avrei fatto nemmeno morto, anche se c’erano articoli davvero interessanti, che Shibeen avrebbe sicuramente apprezzato. Questa strega non otterrà nemmeno un penny, da me. Beh, però…a pensarci bene…siamo a Natale, bisogna essere più buoni, quindi voglio farle un regalo.

“Mi guardi. Brava, così. Lei ha bisogno di rilassarsi, se continua così si farà venire una bella gastrite. Non ci siamo, no no…adesso andrà a coricarsi su quel bellissimo letto, si toglierà il suo tailleur e incomincerà a toccarsi, esprimendo a voce molto alta la sua soddisfazione. Vedrà, dopo di sentirà molto meglio. E’ tutto chiaro?”

“Chiarissimo…” mi risponde con voce sognante e uno strano sguardo rapace negli occhi.

“Bene. Allora…buon divertimento e…Buon Natale.”

“Anche a lei, signore. E’ stato un piacere, servirla.”

“Lo sarà ancora di più fra poco, vedrà. Auguri.”

Esco dal negozio, ma mi fermo subito al di là della vetrina per assistere allo spettacolo. L’arpia ha diligentemente eseguito il mio ordine e se ne sta coricata sul letto, in guepiere e giarrettiere nere, con entrambe le mani ficcate negli slip, a contorcersi e gemere come una professionista del mestiere. E’ uno spettacolo talmente inquietante che mi sfugge soltanto una risatina agghiacciata, mentre, a poco a poco, lo spazio davanti al negozio si riempie di gente che osserva allibita la scena. Molti ridono; le madri coprono sollecite gli occhi ai bambini e li trascinano lontano; alcuni scattano foto con i cellulari. Io devo scappare. Ho solo più una ventina di minuti e sono a mani vuote. Una tragedia. Shibeen mi ammazzerà.

Consulto rapidamente la mappa dello store, è l’unico modo.

Piano 1 – Lingerie, tra le altre cose. Buona idea, anche dal mio egoistico punto di vista.

Irrompo nell’enorme negozio a una tale velocità che la commessa trasalisce visibilmente.

“Salve. Mi scusi, sono di fretta e parecchio disperato. Devo assolutamente trovare qualcosa per la mia…fidanzata.”

Ho appena finito di formulare la frase, quando dagli altoparlanti si diffonde un annuncio dal carattere molto definitivo: ‘Per problemi tecnici, Harrods chiuderà con quindici minuti di anticipo. Si pregano i signori clienti di avviarsi verso l’uscita e di non usare per nessun motivo l’ascensore numero 16. Ci scusiamo per il disagio e vi diamo appuntamento a domani, per i nostri favolosi saldi.’

Posso solo guardare con aria sconsolata la commessa, che allarga le braccia e mi rivolge un sorriso comprensivo.

“Domani scontiamo tutto al 30%, se viene presto troverà sicuramente qualcosa di suo gusto…”

“Domani sarò già morto.” dichiaro, e mi avvio assieme agli clienti verso l’uscita. Io e la mia ametista, non dimentichiamolo.

Odio Harrods.

Odio il Natale.

Spero di incontrare una di quella allegre combriccole di cantori di carole. Gliene canterò una versione tutta mia.

 

Oh, toh, guarda, un gattino. Un gattino nero come Mortimer, il micione che Shibeen ha tenuto per tanti anni.

“Vieni, micio…vieni, bravo. Sai una cosa? Con un bel fiocco rosso al collo staresti da Dio. Shibeen ti adorerà e ti adoro anch’io, mi hai salvato la vita…”

“Signore…ehi signore, quel gattino è mio.”

C’è un irritante marmocchio parecchie spanne più in basso, rispetto al mio campo visivo e mi sta strattonando per la giacca. Ma a che cazzo di ora vanno a dormire, i bambini moderni? Gli rivolgo uno sguardo schifato e mi guardo bene dal mollare il felino.

“Non ho visto nessun nome, scritto sopra. Sparisci.”

“Ma…”

Mi piego sulle ginocchia e gli rivolgo un ringhio a pieno canino. Lo so che è sleale. Avrà sì e no dieci anni, mentre io ne ho 306. Sto per rubare il cucciolo a un bambino per salvarmi il culo. Non sono mai sceso così in basso. Vi ho già detto che odio il Natale?

Come prevedibile, lui si mette a piangere e corre via, mentre io mi dirigo verso la moto, grattando le orecchie al gattino e pregustando la reazione di gioia di Shibeen. Naturalmente ometterò quest’ultimo spiacevole battibecco.

“Ehi, tu.”

Sento questo richiamo provenire dalle mie spalle e mi volto, poi è come se un treno merci mi avesse investito in piena faccia. Mi ritrovo sdraiato supino sul marciapiede, stordito, a fissare molto da vicino gli occhi gialli di un lycan dormiente che tiene per mano il bambino di poco prima. Piccolo bastardo, è andato a chiamare rinforzi. E’ incredibile, la slealtà delle persone, fin dalla più tenera età.

“Ti va bene che c’è gente, vampiro, altrimenti ti avrei già sbranato. Questo è il gatto di mio figlio, giù le mani. E già che ci sono mi prendo anche questo bel pacco di Harrods. Tornatene nel tuo loculo, e ringrazia lo spirito natalizio, che deve aver ammorbato anche me. Che stronzo…”

 

Quando riesco a connettere di nuovo, il lycan e il suo mostriciattolo si sono già allontanati. Tanto vale che torni a casa e mi impicchi all’albero. Anzi, mi impalerò con il puntale.

 

Buon Natale anche a te, caro lettore.

 

 

 

 

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