Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
reviews: 1
ratings: 1 (avg rating 5.00)

Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
reviews: 2
ratings: 2 (avg rating 4.50)

Racconto di Natale 2013, non crudelmente festoso come gli altri, perchè pesantemente influenzato dalla stesura del quinto libro.
Spero che vi piacerà lo stesso.
Auguri a tutti!!

Neve

Mi hanno detto che siamo vicini a Natale, ma io non me ne sono reso conto, quest’anno.

Nel posto in cui mi trovo, tutti i giorni sono uguali. Non ho niente da raccontare, niente da condividere con nessuno, nessun progetto per queste Feste, né per i giorni che verranno, perché questa sarà la mia ultima destinazione. Mi hanno tolto tutto ciò che avevo e che ero, tranne i ricordi.

Non importa se non capite, prima o poi capirete.

 

Ripensavo in questi giorni a tutti i Natali trascorsi e cercavo di ricordarmene uno particolarmente piacevole, ma è difficile rimettere ordine fra 307 anni di memorie. Alcuni sono stati orribili, a dire il vero, ma nessuno lo sarà mai come questo, privo di ogni speranza. Tanti li ho passati con Shibeen e i suoi fratelli. Niente di paragonabile alle usanze umane, con case addobbate, invasioni di parenti e abbuffate interminabili attorno a un tavolo. Meglio così. Soltanto risvegli dolci e pigri in un grande letto, abbracciati; qualche regalo che cambia di mano; pace e silenzio tutto attorno.

Ecco, forse il migliore che abbia mai passato è uno di questi e risale, credo, a una decina di anni fa.

Londra.

Quando siamo emersi dal sonno di morte l’abbiamo trovata bianca di neve.

Shibeen si era alzata prima di me, come fa di solito, e l’ho sentita squittire di gioia. Ha sempre adorato la neve, la mia creatrice. Piace anche a me, ma io non squittisco, quando la vedo. Però sorrido. Amo il modo in cui arrotonda e ammorbidisce ogni cosa, e come attutisce ogni suono, tanto da spingerti a parlare piano per non disturbarla.

“Raistan, vieni a vedere, veloce!”

È molto generosa, Shibeen, e vuole sempre condividere le cose belle con chi ama. Gliene sono grato, ma avrebbe potuto aspettare altri cinque minuti. Odio che mi mettano fretta appena sveglio.

“È Natale e nevica. Non è perfetto? Dai, vestiti, dobbiamo assolutamente uscire a salutare la neve. Vado a chiamare i ragazzi.”

“Shee…”

“Niente Shee, sbrigati! Ah, buon Natale, piccolo. Se stai bravo, più tardi avrai i tuoi regali.”

È schizzata fuori e l’ho sentita chiamare a gran voce i suoi fratelli. E l’ho invidiata. Più di mille anni, e per certe cose è ancora una bambina. Fortunata lei, e fortunato io quando sono riuscito a farmi contagiare e ho visto le cose attraverso i suoi occhi. Ma non è accaduto spesso.

La porta si è di nuovo spalancata: “Che cosa stai facendo lì in piedi in mezzo alla stanza?”

“Cerco i vestiti, tu cosa pensi?”

“E credi di poterli evocare con la forza del pensiero? Muoviti!”

 

Meno di mezz’ora dopo eravamo riuniti tutti fuori, nel parco della villa. Doveva aver nevicato per tutto il giorno, perché lo strato bianco era alto almeno una ventina di centimetri e i fiocchi continuavano a scendere vorticosi. Sette figure nerovestite se ne stavano immobili come solo i vampiri sanno fare, a guardarla cadere.

“Bello. E adesso?” ho detto io.

“Adesso… questo.” Sono stato raggiunto da un’enorme palla di neve in piena faccia, lanciata da Seamus, uno dei fratelli di Shibeen. Il più maturo, in teoria. È stato l’inizio di un’epica battaglia, durata ore, in cui ognuno di noi ha dimenticato ciò che era per tornare il bambino che era stato. E io non avevo mai avuto amici con cui giocare a palle di neve, quindi il divertimento è stato doppio. Sfrecciavamo qua e là come fulmini, cercando di coglierci di sorpresa a vicenda, usando gli alberi per nasconderci, a volte anche scalandoli per poi piombare addosso al malcapitato che transitava al di sotto.

 

Ricordo la risata di Shibeen, pura e cristallina nella notte bianca. Ricordo di aver provato un impeto di amore assoluto per lei, e di averla colta di sorpresa trascinandola con me dietro un cespuglio. La luce di un lampione le rischiarava il viso bianchissimo e i cristalli di neve intrappolati fra i capelli. Mi sorrideva, trasmettendomi amore, anch'esso puro e incontaminato come il manto bianco che ricopriva il mondo.

“Perchè mi guardi così?” mi ha chiesto. “Voglio giocare ancora!”

“Solo un minuto. Volevo stare un attimo da solo con te.”

Mi ha accarezzato il viso e mi ha posato un bacio delicato sulle labbra. Non so come la stessi guardando io, ma ho letto meraviglia nei suoi occhi. Era bellissima e perfetta e la sentivo mia. E mi sentivo suo. Per una volta, tutto era come dove essere. Dopo, alla sua meraviglia si è sostituita un'espressione che assomigliava alla paura.

“Che cosa c'è, piccolo? Stai bene?”

“.Sì... solo... mi ami, Shee?”

“Certo che ti amo. Che ti prende?”

“Niente. Niente. Vuoi ballare con me, Shibeen O'Connor?”

Si è messa a ridere, ma ha visto la mia faccia e ha subito smesso.

Guardami davvero - volevo dirle.

“Ma... qui? Adesso?”

“Sì. Qui. Adesso.”

Mi ha circondato il collo con le braccia e io l'ho presa fra le mie. Mi sono messo a canticchiare qualcosa e ho affondato il naso nei suoi capelli. Sapevano di vento. Gli alberi tutt'intorno ci proteggevano e stavano ad osservarci in silenzio mentre giravamo su noi stessi lentamente, lasciando impronte scricchiolanti e immacolate. Lei mi accarezzava i capelli bagnati, il viso premuto contro il mio petto. Sapeva cosa provavo. Stupore. Pace. Malinconia. Come se avessi saputo che quei momenti mi sarebbero serviti per sopravvivere, prima o poi. Quel prima o poi è arrivato, purtroppo.

“Stai tremando”, ha sussurrato.

“Lo so. Sto bene. È un bel Natale.”

“Anche per me. Andiamo dentro?”

“Sì, andiamo.”

 

Ci siamo rifugiati in casa, bagnati fradici. Davanti al caminetto nella sua camera, avvolti in una coperta, a fissare le fiamme e a guardarci come se fosse la prima volta, e poi a letto. Non ricordo che cosa mi avesse regalato, ma quei momenti non li ho dimenticati, e vista la mia situazione, mi sembrano ancora più preziosi, anche se dolorosi come schegge di vetro piantate nel cervello. Eppure dolci e pieni di rimpianto, come qualcosa che non tornerà. Vorrei solo rivederla. E rivedere la neve. Sentirne l'odore e il gusto.

Raccogline una manciata anche per me, caro lettore, e assapora ogni minuto della tua vita, anche se ti sembrano insignificanti. Non lo sono mai.

Ama, umano. Ama.

E non dimenticarmi, se puoi.