Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
reviews: 1
ratings: 1 (avg rating 5.00)

Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
reviews: 2
ratings: 2 (avg rating 4.50)

 

      LA RECITA

 

 

 

Eccomi a te, caro lettore.

 

 

Non ti parlerò di come ho trascorso la notte di Natale, perché ti annoieresti a morte: non ho fatto altro che guardare vecchi film stravaccato sul divano, fumando una sigaretta dopo e sorseggiando drink corretti. 

Il mio vero Natale l’ho trascorso il 23 Dicembre, a Londra, a una recita scolastica.

No, non sono impazzito, e non dovete nemmeno aggrapparvi ai braccioli della poltrona temendo il peggio, perché i bambini sono tuttora il mio unico taboo in una vita in cui la considerazione per gli umani è pari a quella di un cuoco per un pollo.

 

Qualche giorno prima avevo ricevuto una mail da parte di Alice Andrews, che tra le altre cose mi informava che lo spettacolino di Natale alla scuola di Ellie si sarebbe tenuto proprio l’antivigilia. Roba da far cariare i denti, lo so, ma sapete, ho sempre avuto un rimpianto. Anni fa avevo dovuto dare un grosso dolore alla mia piccola umana annunciandole che non avrei mai potuto andarla a prendere a scuola, anche se lei avrebbe desiderato presentarmi alla sua maestra che l’aveva rimproverata per via di un disegno in cui mi aveva ritratto con le mie caratteristiche salienti.

“I vampiri sono brutti e cattivi e non esistono!” le aveva detto, mandandola in confusione. Lei non intendeva disegnare un vampiro, solo un amico, e avrebbe voluto che la maestra mi vedesse per darle la prova che la persona del disegno non era frutto della sua fantasia, ma al tempo mi era sembrato impossibile. La mail dell’altra sera ha fatto squillare un campanello nella mia testa. Al diavolo, perché no? mi sono detto. Ne sarebbe valsa la pena solo per vedere la faccia della stronza. Nessuno sgrida la mia piccola senza un motivo. E il suo disegno era davvero bellissimo, lo conservo ancora oggi. Lei mi ha sempre accettato com’ero. Ama i miei occhi da serpente, i miei capelli, e il mio tocco freddo non la sconvolge affatto. “Tu non sei brutto e nemmeno cattivo. Sei solo diverso. A me piace, come sei.” mi dice sempre, e nessuno mi fa sentire come lei. Quindi glielo dovevo, oltre al fatto che avevo preso alcuni regali per la sua famiglia e desideravo consegnarglieli in tempo.

 

Uno dei vantaggi della smaterializzazione è non dover dipendere da noiosi viaggi aerei. Niente code in aeroporto, niente controllo dei documenti, tutto fila liscio come l’olio. L’unico svantaggio è che devo essere in condizioni fisiche ottimali, per riuscirci, visto che non la padroneggio ancora al massimo, ma mi sento bene, in questi giorni, e ho potuto servirmene. Mi basta focalizzare il luogo in cui voglio riapparire e succede in una frazione di secondo. Mi lascia un tantino stordito per un po’, ma ho passato di peggio. Una volta ci ho provato quando non stavo bene, mi sono ricomposto nel bel mezzo di una superstrada proprio mentre stava passando un camion, e non è stato divertente. L’altra sera invece mi sono ritrovato davanti a casa degli Andrews in un batter d’occhio. Ho fatto in modo di esserci con un certo anticipo, perché non sapevo dove fosse la scuola e intendevo seguirli di nascosto, per fare una sorpresa alla mia piccola amica. Così è stato. La macchina è partita con il suo allegro carico, e io dietro a breve distanza, ma senza farmi vedere. Ho perso un tantino il coraggio davanti all’edificio scolastico, nel vedere tutti quegli umani sfilare all’interno. Anzi, diciamolo, sono stato colto da un massiccio attacco di indecisione. Che ci faceva, lì, uno come me? Osservavo tutto un po’ nascosto nell’ombra, quasi sopraffatto dalle voci, dagli odori e dai pensieri della gente, e stavo seriamente prendendo in considerazione l’idea di andarmene, quando ho visto lei, la mia piccola umana, con il piumino rosa da cui spuntavano i lembi del suo costume. Aveva gli occhi che brillavano di aspettativa e di eccitazione, i capelli biondi raccolti sotto una coroncina luccicante, e ho deciso che non potevo perdermela. Di tanto in tanto ho bisogno di raccogliere qualche immagine felice, per portarmela dietro e usarla quando le cose vanno male, o quando la solitudine minaccia di farmi uscire di testa. Quella poteva essere una.

Ho aspettato che tutti entrassero, poi mi sono sistemato in fondo, in uno degli ultimi posti rimasti liberi, proprio accanto a una coppia di anziani. Lei mi ha rivolto un sorrisone molto finto e si è sporta verso di me per chiedermi con aria cospiratrice quale fosse “il mio”. Lì per lì non ho capito a cosa si riferisse e l’ho guardata con aria interrogativa.

“Il bambino! Suo figlio partecipa allo spettacolo?”

“Ehm… no. Sono un amico di famiglia del primo angioletto sulla destra.”

Sul palco, infatti, i piccoli attori avevano iniziato lo show, ed Ellie era molto compresa nella sua parte. Come aspetto era perfetta, d’altronde. Lei è il mio angelo, e lo sarà per sempre, anche se la visione in cui l’ho vista al mio fianco non dovesse avverarsi.

 

La recita? Beh, che dire… Sono troppo vecchio, troppo cattivo, troppo cinico e troppo vampiro per poter apprezzare un simile sfoggio di buoni sentimenti e spirito natalizio, ma non mi importava: io non avevo occhi che per lei. La vecchia al mio fianco ogni tanto mi lanciava sguardi che da solidali si erano riempiti di disagio, forse per la mia totale immobilità, o forse per l’aura che emano senza nemmeno accorgermene. E dire che quella sera doveva essere molto lieve, perché non provavo sentimenti negativi, solo una vaga malinconia. Mi sarebbe piaciuto essere un padre, ma il fato ha voluto diversamente. Mi ha donato Ellie, tuttavia, con cui riesco a provare sensazioni che si avvicinano, forse, all’affetto di un uomo per la figlia e in qualche modo vengo ricambiato. È più di quello che merito e di ciò che avrei mai osato sperare.

 

Dopo un’oretta di canzoncine agghiaccianti, luoghi comuni fra i più triti e ritriti e banalità che si possono trovare soltanto allo spettacolo natalizio di una scuola elementare, i piccoli attori si sono ricongiunti alle rispettive, festanti famiglie. È stato allora che ho perso definitivamente il coraggio, e mi sono alzato, deciso ad andarmene senza farmi vedere dagli Andrews. Erano tutti così felici… Alice non faceva che abbracciarla, Jim parlava gesticolando e sorridendo come mai gli ho visto fare, e persino il piccolo Rob sembrava eccitato, anche se nessuno lo stava considerando. Poi Ellie si è voltata per caso e i nostri sguardi si sono incontrati per un attimo. L’ho vista sgranare gli occhi e spalancare la bocca, dopodichè non ho più avuto il tempo di fare niente. Un piccolo fulmine in abiti bianchi e svolazzanti si è precipitato verso di me, facendosi largo tra la gente che stava confluendo verso l’uscita, e mi sono dovuto arrendere al mio destino. Ogni volta rimango ammutolito per la meraviglia, mentre mi chiedo come sia possibile che la mia vista dia tanta gioia a qualcuno; sento le labbra distendersi in un grande sorriso ebete e, con tutta probabilità, zannuto, ma non faccio nulla per trattenerlo.

“Ray! Ray! Sei venuto a vedermi! Ti è piaciuto? Sono stata brava?”

L’ho sollevata tra le braccia e lei mi si è aggrappata al collo, stringendomi forte come fa sempre. Potevo percepire la sua felicità, come una corrente calda che ha fatto sentire bene anche me.

“Sei stata meravigliosa, piccola. Diventerai un’attrice fenomenale!”

“Non voglio fare l’attrice, io voglio curare gli animali! Oh, grazie, per essere venuto!”

Mi ha regalato un enorme bacio e poi si è messa a ridere e a strofinarmi la guancia, perché mi aveva lasciato l’impronta del lucidalabbra rosa.

“Ma guarda un po’ chi si vede!”

Alice e Jim ci avevano raggiunti. Lei mi stava guardando con affetto, molto meno Jim, che, anzi, non riusciva a dissimulare il fastidio per la mia intrusione e guardava ovunque tranne me. A salvarci dall’imbarazzo, Ellie, a cui non erano sfuggite le potenzialità della mia visita: “Ray, vuoi venire a conoscere la mia maestra? Finalmente vedrà che esisti davvero e che non sei brutto e cattivo!”

“Non me la perderei per niente al mondo, Bambina Rosa.” le ho risposto, solenne.

“Raist, non so se…” Alice mi stava guardando con aria allarmata, ma l’ho tranquillizzata con un sorriso. O almeno quella era la mia intenzione…

“Vieni! Vieni Ray, è ancora là! Quella signora con il vestito verde, vieni!”

Signora col vestito verde. Uhm. Sarebbe stato più giusto definirla ‘botolo’. Così questa è la donna incaricata dell’educazione della mia umana preferita. Spero per lei che faccia del suo meglio. Glielo auguro proprio. Io ci tengo molto, all’istruzione.

“E’ una brava maestra?” le ho chiesto, mentre ci avvicinavamo.

“La signorina Weasley, quella di aritmetica, è più brava, sorride sempre. Lei a volte ci sgrida senza un motivo, perché dice che le facciamo venire mal di testa…”

Ah, è così.

Devo darle atto di aver tentato fino all’ultimo di mantenere un’espressione cordiale, mentre ci guardava avvicinarsi, ma non mi è sfuggita la sua prima occhiata e il suo improvviso arrossire. Stava parlando con alcuni genitori, ma si è ammutolita all’improvviso, perdendo clamorosamente il filo del discorso. Anche i ricci sono sembrati afflosciarlesi un po’.

“Maestra! Te lo ricordi il mio disegno? È lui, il mio amico. Hai visto che esiste davvero? Vedi che non è brutto? Lui si chiama Ray! Ray, lei è la mia maestra.”

Ho fatto scendere Ellie dalle mie spalle e ho rivolto un lieve inchino alla donna, che mi stava fissando impalata.

“Lo… lo vedo, Ellie… molto… molto lieta.”

“Il piacere è tutto mio, madame. Ellie mi ha parlato molto di voi. Come va il mal di testa, stasera?”

Ho accentuato un tantino l’aura malefica che mi porto sempre dietro, e la donna ha portato una mano alla fronte con aria sofferente, mentre Ellie ci fissava entrambi con aria interrogativa.

“In effetti, non mi sento molto… bene…”

“Ohhhhh, ma quanto mi dispiace. Forse dovreste sedervi, siete molto pallida.”

“No, tanto tra poco saremo a casa…” ha balbettato. I suoi pensieri erano uno spettacolo, caro lettore. Un groviglio di incredulità, paura, preoccupazione per se stessa e per la bambina, perché se anche portavo le lenti a contatto e non avevo di certo rivelato i canini, le stavo facendo toccare con mano le mie maligne potenzialità, e in qualche modo, lei sapeva, e io volevo che sapesse.

“Ellie… dove sono la mamma e il papà?” ha chiesto, rivolgendo alla piccola uno sguardo quasi supplichevole.

“Sono là, a parlare con i genitori di Tommy. Vero che assomiglia a quello del mio disegno?”

“Sì, Ellie. In effetti hai fatto un ottimo lavoro. Adesso, se volete scusarmi… arrivederci, buon Natale.”

Ha tentato di sfilarmi accanto, ma non ho resistito alla tentazione di sbarrarle la strada.

La prego… sembrava voler dire. Mi sono abbassato su di lei e le ho sussurrato all’orecchio quello che avrei voluto dirle da tre anni: “Se metterete ancora in dubbio la sua parola, vi squarcerò la gola. A morsi. Lei è mia, e nessuno può trattarla male. Chiaro, madame?”

“Ray, vieni! Ti faccio conoscere anche la maestra di aritmetica!” ha detto Ellie, tirandomi per la giacca. Ho lanciato un’ultima occhiata divertita alla nanetta paralizzata dal terrore, poi ho di nuovo preso in braccio la piccola e me ne sono andato con lei. Si accettano scommesse sul fatto che, dopo le vacanze natalizie, la stronza si prenderà un periodo di aspettativa. Ho fatto la mia buona azione, dovrà bastare per tutto l’anno.

 

A questo punto, soddisfatta la tua curiosità, torno a stravaccarmi sul divano a guardare film. Il sangue è intiepidito al punto giusto, e con un’adeguata correzione, e ho ancora una bella scorta del fantastico fumo di Ciro. Amo le vacanze natalizie, e tu, caro lettore?