Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
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Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
reviews: 2
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La bevanda nazionale

“Giovanotto! Mi scusi… giovanotto!”

Londra. Quasi le sette di sera. Capisco che la voce si sta rivolgendo proprio a me quando la sua proprietaria mi si para davanti in tutto il suo glorioso metro e cinquanta di statura. Rimango talmente interdetto che non riesco a fare altro che fissarla con espressione vacua.

È una signora anziana, con un cappotto marroncino e un cappellino dello stesso colore. Assomiglia un po’ alla Regina. Il piglio è altrettanto marziale.

“Ma è sordo?” mi chiede, con una punta di esasperazione nella voce; constatando la mia assoluta mancanza di reazione, tamburella col piede sul selciato, come a indicarmi che lei non ha tempo da perdere.

“Ehm… no. Desidera, signora?”

“Faccia il bravo e mi aiuti ad attraversare. E prenda questa, per favore. Pesa come un accidente.”

Mi tende la voluminosa sporta che tiene in mano e mi affibbia persino un colpetto sul gomito fasciato nella pelle nera del cappotto per esortarmi a sbrigarmi. Come in trance, mi vedo allungare la mia, di mano, per prendere la borsa e mi ritrovo la vecchia attaccata al braccio, pronta ad affrontare indomita i pericoli del traffico.

“Andiamo? Mi sembra un po’ imbambolato. È sicuro di stare bene?”

“Sì, io…”

Io sono un vampiro, donna, sono alto quasi due metri e trasudo pericolo e minaccia. E tu, fra tutti, hai scelto proprio me per questa buona azione da boy scout del cazzo. Va bene, andiamo.

Lei cammina a passetti brevi e rapidi al mio fianco, impettita e fiera, con la sua piccola mano ossuta appoggiata al mio avambraccio e scocca occhiate minacciose agli automobilisti fermi al semaforo. Sembra quasi che sia lei a scortare me e non il contrario. Il pensiero mi fa sorridere e lei, per non sbagliare, scocca un’occhiata minacciosa anche a me.

Siamo quasi dall’altra parte della strada; i pedoni in attraversamento dalla parte opposta si scostano istintivamente al mio passaggio. Qualcuno rabbrividirà. Qualcun altro avrà spiacevoli flash mentali di cui si chiederà la ragione subito dopo. Altri proveranno uno strano senso di vertigine, che sparirà subito. Questo è l’effetto che facciamo alle persone, a meno di non attenuare la nostra aura negativa. Io non lo faccio mai. Mi piace suscitare paura. Questa donna deve avere i ricettori del pericolo disattivati, o non si spiega la sua disinvoltura nell’approcciarsi a me. Anche la vista non dev’essere uno dei suoi sensi più sviluppati. Voglio dire, basta guardarmi per decidere di girare al largo, aura o non aura.

Eccoci sul marciapiede opposto. Mi fermo e faccio per riconsegnarle la sua borsa, ma lei non sembra recepire il messaggio.

“È già stanco? Ahhh, i giovani d’oggi…”

“No, io pensavo che…”

“Ma lei è straniero? Ha evidenti difficoltà nell’articolare una frase completa. Da dove viene?”

“Dall’… ehm… dall’Olanda…” bofonchio, e quando lei riparte al trotto, sempre aggrappata al mio braccio, non posso fare altro che seguirla.

“Olanda! Ah, allora è scusato. Brutta lingua, da quelle parti, molto aspra. Lei cosa ne pensa? Parli lentamente e pensi alle parole che intende usare. Io ero un insegnante, sa.”

“Io… normalmente me la cavo, con l’inglese. Signora, io dovrei…”

“Su, non sia scortese. Abito a pochi passi da qui, che cosa le costa accompagnarmi?”

“Ma io…”

“Quando arriveremo, per sdebitarmi le offrirò una bella tazza di the. Laggiù nelle vostre paludi non conoscete sicuramente il vero the inglese. La sfido a dire il contrario.”

Ci manca solo il the.

“Non intendevo…”

“Bravo. Allora venga. È una brutta zona, questa. L’anno scorso un manigoldo ha tentato di scipparmi, lo sa? Una povera donna sola deve arrangiarsi come può…”

Non oso chiederle che fine abbia fatto lo scippatore. Non mi stupirebbe se lo avesse messo KO.

Per un po’ camminiamo senza parlare. La vecchia ansima leggermente, ma non rallenta il passo. Ogni tanto sento il suo sguardo puntato su di me, ma non lo ricambio. Ho paura che si accorga dei miei occhi da rettile, visto che stasera, per pigrizia, non ho indossato le lenti a contatto.

“Siete tutti così di poche parole, nei Paesi Bassi?”

Sospiro.

“Non lo so, signora. Manca molto?”

“No, siamo arrivati. Casa mia è quella.”

Mi indica il portone di legno di un edificio a due piani. La facciata è scrostata in diversi punti, ma il piccolo giardino sul fronte è ben curato.

L’umana apre il cancelletto, i cui cardini scricchiolano sonoramente, e mi fa segno di precederla, ma i miei piedi si rifiutano di collaborare.

“Devo andare, signora. Ecco la sua borsa.”

Sul suo viso, lo sguardo arcigno lascia il posto a un’espressione delusa, ma solo per un attimo.

“Certo. Mi scusi se l’ho disturbata. Esco tutti i pomeriggi, sa? A volte faccio compere, altre volte cammino e basta. Il mio gatto è morto due settimane fa e da allora stare in casa mi intristisce moltissimo. Non ho parenti e non parlo mai con nessuno. È brutto diventare vecchi, mi creda. Mi dia pure la borsa, mi arrangio. Grazie ancora.”

Adesso la guardo, e me ne frego se noterà i miei occhi. Vorrei dirle che lo so e che la capisco benissimo, perché io sono solo da trecento anni, ma non le dico niente di tutto questo. Dalla bocca mi escono parole che non avrei mai immaginato di pronunciare: “Ci prendiamo un bel the?”

Le emozioni sul viso di questa vecchia sono come sprazzi di sole in un cielo nuvoloso. Soprattutto la gioia che trapela in questo momento.

Al diavolo, quando non guarderà lo userò per annaffiare qualche piantina e naturalmente non rivelerò quello che ho fatto ad anima viva perché mi rovinerei la reputazione, ma… anche il mio arido cuore morto ogni tanto sussulta. E forse va bene così.

Con un cenno la invito a precedermi, e il suo passo è ancora più marziale di prima.

“Qual è la sua bevanda preferita, giovanotto?”

Meglio che tu non lo sappia, donna.

Le sorrido e scrollo la testa.

“Il the” le rispondo, poi chiudiamo la porta alle nostre spalle.

 

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Commenti: 6
  • #1

    Annamaria Lucchese (sabato, 31 ottobre 2015 20:11)

    Raistan sembra abituarsi alle vecchiette!
    Ma io sono più alta di quella tizia.

  • #2

    LuciaG (sabato, 31 ottobre 2015 20:20)

    Raist dice sempre che gli piacciono i vecchietti in generale. In fondo lui è più vecchio di tutti. Tu gli piacevi un sacco!

  • #3

    Lida (domenica, 01 novembre 2015 10:26)

    Fosse così tenero anche con i giovani ... ma forse ho capito come lo si deve prendere *-*

  • #4

    LuciaG (domenica, 01 novembre 2015 12:20)

    Fosse così tenero anche con i giovani, morirebbe di fame! ;)

  • #5

    Claudia (martedì, 03 novembre 2015 00:28)

    Oh, eccomi finalmente a commentare, sono stata fuori un paio di giorni e non ho potuto leggere.

    Ma... ma... questa short story è stupenda, e tu la pubblichi così, a tradimento?

    "Io sono un vampiro, donna, sono alto quasi due metri e trasudo pericolo e minaccia. E tu, fra tutti, hai scelto proprio me per questa buona azione da boy scout del cazzo. Va bene, andiamo." Ahahahahah!! Raistan in a nutshell.

    " "Esco tutti i pomeriggi, sa? A volte faccio compere, altre volte cammino e basta. Il mio gatto è morto due settimane fa e da allora stare in casa mi intristisce moltissimo. Non ho parenti e non parlo mai con nessuno. È brutto diventare vecchi, mi creda. Mi dia pure la borsa, mi arrangio. Grazie ancora.”
    Adesso la guardo, e me ne frego se noterà i miei occhi. Vorrei dirle che lo so e che la capisco benissimo, perché io sono solo da trecento anni, ma non le dico niente di tutto questo. Dalla bocca mi escono parole che non avrei mai immaginato di pronunciare: “Ci prendiamo un bel the?” "

    Lucia, è incredibile con quanta naturalezza riesci a passare da un registro scanzonato e dissacrante a uno commovente... Non solo, ma hai la capacità di raccontare personaggi indimenticabili in poche righe, e tratteggiare con semplicità quei piccoli sprazzi di genuina empatia e umanità di Raistan, e questo mi piace un sacco. Di tutte le relazioni di Raistan, quelle che mi hanno colpito più profondamente sono quelle con i soggetti più deboli (anziani, bambini), in cui lui, sorprendentemente, vede rispecchiata la sua stessa vulnerabilità, quella solitudine che lo attanaglia da secoli. Non è affatto un caso che siano proprio queste, le persone a cui lui offre inaspettati gesti di gentilezza e protezione, anche se - come in questo caso - finge di farlo a malincuore.

  • #6

    LuciaG (martedì, 03 novembre 2015 00:37)

    Awww, mi mancavano i commenti di Claudietta, e questo è proprio bello, grazie. Ti dirò, questi momenti in cui Raistan lascia entrare uno spiraglio di luce dentro di sè sono anche i miei preferiti da scrivere e giungono sempre inaspettati. Come al solito, la storia se l'è gestita come ha voluto lui, e va bene così. In più, rappresentarlo quando va in confusione non ha prezzo.
    Un bacio e grazie ancora.