Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
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Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
reviews: 2
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C'E' SEMPRE UNA PRIMA VOLTA

 

 

“Allora, dio del sesso, raccontami la tua prima volta.”

Greylord. Lo stesso cazzone di sempre, eppure adoro queste rimpatriate. Eccoci qui, stravaccati sul mio divano, io per lungo, lui seduto con le mie gambe in grembo, a spartirci bevande e fumo. Sangue corretto con vodka per me, vodka e basta per lui.

“Scordatelo, lycan. Nemmeno me ne ricordo.”

“Ma se sei un poppante, come fai ad essertene dimenticato dopo così poco tempo?” Lui ha 1416 anni, ovvio che ci considera tutti neonati. “Eddai, vampiro, tanto sono ubriaco, domani non mi ricorderò più niente di questa conversazione! Quanti anni avevi?”

“Ehm…diciannove. Diciannove, va bene?”

“Su, forza, raccontami. Lei com’era? E chi era?”

Chiudo gli occhi e ritorno a quel tempo passato, a Londra, alla confusione costante delle strade alla fine del 1600. Quella voce…

 

“Ehi! Ehi biondo! Perché non ti fermi a parlare un po’ con Dorothy?”

Tutte le mattine e tutte le sere la stessa storia. Dovevo fare un breve tratto di strada lungo la via in cui abitavo con i Palmer, per raggiungere la rimessa dove tenevamo il carro che mi serviva per trasportare il carbone, e non c’era giorno in cui quella donna non mi apostrofasse in questo modo, o in qualsiasi altro, pur di attirare la mia attenzione. All’inizio ci cascavo e mi voltavo a guardarla, per poi borbottare qualche scusa; lei, immancabilmente, si abbassava il vestito sul petto per mostrarmi le tette, oppure lo sollevava ridendo, per farmi vedere qualcos’altro. La prima volta che accadde finii contro il muro di una casa e le sue risate mi accompagnarono per tutto il tragitto, mentre io proseguivo imprecando, col viso in fiamme per la vergogna.

 

Eppure non c’era modo di evitarla. Speravo che ignorandola si sarebbe stancata, invece non si perdeva un passaggio. Stava diventando un problema, perché di notte, nel buio della mia stanza, le fugaci immagini del suo seno e del suo sesso tornavano a perseguitarmi, inducendomi a massacrarmi a colpi di mano, non so se mi spiego. Non era come adesso, in cui siamo continuamente bombardati da immagini di ragazze nude che sembrano volertela sbattere in faccia. Allora, riuscire anche solo a scorgere la caviglia di una donna era un grande risultato, ti ricordi? Le brave ragazze se ne stavano barricate in casa sotto lo stretto controllo dei genitori e se non volevi arrivare vergine al matrimonio, l’unico modo era approfittare delle merce offerta da una professionista. Io non sapevo cosa volevo. Non ci avevo pensato molto, fino a quel momento. Quando sentivo quel bisogno, mi davo da fare per conto mio e tutto ritornava a posto, capisci?

Invece quella puttana mi stava mandando al manicomio. Non era particolarmente bella né giovane, ma era dotata di una carrozzeria di tutto rispetto e di un bel sorriso, cosa molto strana, per quell’epoca. Per quanto mi sforzassi di non pensarci, appena mi infilavo sotto le coperte iniziavo a rivivere il film della giornata. Immaginavo di toccare quel grosso seno, con i capezzoli ritti in modo sfacciato, di affondarci il naso, di leccarlo fino a farla urlare di piacere. Sul sotto… avevo un’idea molto vaga di come si svolgesse un rapporto sessuale, ma forse, con un po’ di fortuna, avrei anche potuto cavarmela.

 

Presi la decisione senza nemmeno rendermene conto, quando arrivai a dormire una media di quattro ore per notte e Roger e Ambrosine incominciavano a preoccuparsi per il mio aspetto disastroso, temendo qualche grave malattia. Un pomeriggio d’estate, in cui non avevo consegne, transitai davanti a lei con le mani in tasca, solo che invece di abbassare in tutta fretta la testa, quando incontrai il suo sguardo lo sostenni e mi fermai. Ricordo ancora di come il cuore mi martellasse nel petto e di quanto stessi sudando, un po’ per l’emozione, un po’ per la giornata torrida. Lei non mostrò particolare sorpresa, ma mi sorrise e piegò il dito per indurmi ad avvicinarmi.

“Finalmente, biondino! Stavo iniziando a pensare che non ti piacessero le femmine!” mi disse, piazzandosi alle mie spalle e cingendomi la vita con le braccia. La sua mano scese subito sul mio pacco, facendomi trasalire. Soffocai un guaito e trattenni il fiato, sentendo il mio allegro compagno di giochi sollevare la testa con entusiasmo nei pantaloni.

“Mi… mi piacciono…” squittii, offeso per quel dubbio sulla mia virilità.

“Lo sento! Allora, vogliamo conoscerci meglio?” sussurrò, continuando a massaggiarmi là sotto attraverso la stoffa.

Annuii e lei mi prese per mano, guidandomi all’interno della sua casa, fino al piano superiore, nella camera da letto. Quando si chiuse la porta alle spalle fui travolto dal panico e cominciai a borbottare scuse e pretesti per andarmene, indietreggiando. Lei non fece altro che sorridermi, poi si slacciò il corpetto e lasciò scivolare il vestito a terra, rivelandomi il corpo in tutto il suo splendore. Non avevo molte pietre di paragone e mi parve bellissima. Forse si accorse di come la stavo guardando, lì, addossato alla porta, con gli occhi sgranati e la bocca aperta, e il suo sorriso si addolcì.

 

“È la prima volta, vero?” mi chiese, mentre avanzava verso di me ancheggiando, con indosso solo gli stivaletti stringati col tacco alto.

“No!” gracchiai, guardandomi intorno alla ricerca di una via di fuga che non c’era. Lei inarcò le sopracciglia e inclinò la testa di lato, piazzandosi davanti a me con le mani sui fianchi, in attesa della verità.

“Non so se ho abbastanza soldi, signora. Forse è meglio che torni un’altra volta.”

Alzò gli occhi al cielo, poi si inginocchiò davanti a me e prese a sbottonarmi i calzoni sotto il mio sguardo allucinato. Tremavo e stavo per andare in iperventilazione, tanto il mio respiro era affannoso. Sì, tu ridi, io stavo iniziando a vedere macchie nere dappertutto, sai che figure di merda se fossi svenuto? Quando insinuò la mano nei miei pantaloni, invece, smisi del tutto di respirare. Trasalii come se mi avessero sparato e mi schiacciai ancora di più contro la porta con la schiena, artigliando il legno con le mani.

“Rilassati, siamo qui per divertirci, no?” mi disse, ridacchiando. “Mmmm, niente male davvero, ci avrei scommesso!”

Le sue dita si avvolsero attorno al mio pene, estraendolo dai pantaloni, poi si sporse in avanti e me lo prese in bocca. Successe quello che doveva succedere. Credo di aver urlato, so che le mie gambe cedettero e mi ritrovai in ginocchio, con lei che me lo succhiava con energia e mi lanciava occhiatine divertite. Merda, pensai, non sono durato nemmeno un minuto, chissà cosa penserà…

“Non ti preoccupare, è normale. Vai a coricarti sul letto, adesso inizia il bello.”

Non potevo crederci: mi dava una seconda possibilità?

Mi alzai, reggendomi i pantaloni con una mano, le gambe come due gelatine e raggiunsi il grande letto in cui tutto era bianco. Sembrava eccezionalmente pulito e fu piacevole coricarsi sulle lenzuola fresche e fruscianti. Mi sentivo stordito ed esausto, e la sonnolenza si stava impadronendo di me. D’altronde la notte appena passata avevo dormito si e no tre ore, ero distrutto. Non me ne diede il tempo. Si abbassò su di me e mi spogliò con metodo, accarezzandomi il petto, le cosce, avvicinandosi sempre di più all’inguine, sotto il mio sguardo preoccupato. E se non fossi più riuscito a fare niente? Che figura ci avrei fatto? Forse era davvero meglio andarsene e non pensarci più. Eppure… la volevo ancora. Volevo tentare di essere quello che guidava il gioco, come tante volte avevo fantasticato. Quando si coricò al mio fianco, senza mai smettere di toccarmi, mi voltai e presi a fare lo stesso. Poterle finalmente toccare il seno mi mandò di nuovo su di giri e suscitò il suo fischio di ammirazione.

“Già pronto! Niente male, ragazzino. Come ti chiami, a proposito?”

“Mi chiamo Raistan, signora.”

Lei rise come se avessi fatto la battuta più divertente del mondo e si sporse per darmi un bacio sulla guancia.

“Sei un giovanotto beneducato, Raistan, e io ne incontro raramente, ahimè. Questo giro lo offre la casa, giusto per avermi chiamato “signora”. Non succedeva da secoli, ragazzo mio. Allora, cosa posso fare d’altro, per te? Puoi avere quello che vuoi.”

Già, peccato che io non sapessi che cosa volevo, esattamente. Notò la mia esitazione, mi tese le braccia e mi indusse a sovrastarla, cingendomi la vita con le gambe e accarezzandomi i fianchi. Il mio affare trovò la strada che bramava e la sentii sospirare, per poi afferrarmi le chiappe e guidare i miei movimenti in modo che soddisfacessero entrambi. Passai dalla frenesia iniziale a un ritmo più lento, e dalla paura all’euforia; provai anche un impeto di gioia pura e di gratitudine per quella meravigliosa creatura che si stava prendendo cura di me, e mi abbassai sul suo viso per baciarla, ma lei voltò la testa e prese a baciarmi il collo, invece.

“Niente baci sulla bocca, mi dispiace, tesoro.” mi disse, ansimando. Non ero nelle condizioni di crucciarmene troppo. Seguendo le sue indicazioni e i suoi incoraggiamenti raggiunsi di nuovo il culmine, poi rotolai sulla schiena e chiusi gli occhi, il respiro corto, il corpo imperlato di sudore.

“Allora? Ti sei divertito?” mi chiese, giocherellando con la striscia di peli che dall’ombelico mi scende là sotto.

“Molto. Ehm…”

“Cosa?”

“A voi è piaciuto? Insomma…”

Rise di nuovo e di nuovo mi baciò sulla guancia.

“Ma quanto sei adorabile? Comunque smettila con questo “voi”, sono una puttana, non la regina! E… sì, niente male davvero, hai la stoffa per diventare un grande!”

Sentii il viso prendermi di nuovo fuoco, ma sorrisi. Era ora di andarmene, lo sapevo, ma non riuscivo a trovare la forza di alzare le chiappe da quel letto. Lei invece si era alzata e si stava lavando, senza preoccuparsi della mia presenza nella stanza. Chiusi gli occhi e mi appisolai, ma fui svegliato dopo pochi minuti dalle sue carezze sul capo.

“Devo lavorare, e tu devi tornartene a casa. Ma puoi tornare, se ti va.”

Mi andava.

Nelle settimane che seguirono le feci visita ancora quattro o cinque volte. Mi insegnò parecchi trucchetti interessanti, cose che a detta sua facevano impazzire le donne; soprattutto imparai a preoccuparmi prima del loro piacere, poi del mio. L’ultima volta, ricordo, raggiunse l’orgasmo, uno vero, e mi baciò con dolcezza sulla bocca, fregandosene delle regole della sua professione.

“Questa è stata davvero buona, tesoro. Promosso a pieni voti.”

Risi anch’io e le diedi appuntamento alla volta successiva. Che non venne mai. Quando tornai, non la trovai più. La porta della sua casa era sbarrata e nessuno seppe dirmi dove fosse andata. Continuai a cercarla per parecchio tempo, sostando a volte per ore davanti alla sua porta, in un’occasione persino sotto una pioggia battente che mi infradiciò fino al midollo, poi mi arresi, e piano piano mi dimenticai di lei. Qualche anno dopo mi sposai, e Dorothy la puttana fu solo un’immagine sfocata del mio passato.

Quindi devo ringraziarti, lycan. E’ stato bello ritrovarla, e ritrovare quel tempo in cui tutto era ancora possibile, e luminoso, e fresco. Persino le lenzuola del letto di una battona.”

 

Greylord tace, e mi allunga l’ennesima canna. A volte il silenzio è la cosa migliore, vero, caro lettore?

Quindi goditelo. Shhhhhh….

 

 

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Commenti: 7
  • #1

    Iris (venerdì, 12 aprile 2013 13:06)

    Ohhhh, meno male, mi stava venendo la malinconia! Che poi mi è venuta lo stesso, nello scoprire - o meglio, ritrovare - un Raistan ragazzo, pieno di gentilezza e ingenuità. Davvero bello. Che fortuna, essere la sua prima donna... 300 anni e passa e non l'ha ancora dimenticata, anche se fa il figo con Grey.
    Brava Lucia. Adesso però dateci The Cages, voglio sapere se siamo alla fine o se dobbiamo penare ancora!

  • #2

    Aria (venerdì, 12 aprile 2013 13:08)

    Si può sempre fare affidamento sulle rimpatriate per avere delle storie inperdibili.
    Davvero deliziosamente tenero Raistan in questo suo "ritorno al passato".
    Per me che poi adoro anche i suoi trascorsi umani, ed in specie il periodo con i Palmer, è stato davvero un regalo inatteso.
    Sì, anch'io continuo a credere che, malgrado tutto, quella tenerezza così evidente qui, ci sia ancora, ben nascosta da qualche parte.
    Così come si è conservata intatta la sua simpatia e la sua verve. ;)

  • #3

    Aria (venerdì, 12 aprile 2013 13:12)

    P.S. Ovviamente mi associo ad Iris nel reclamare il proseguimento di The cages!
    Non vorremo abbandonare i nostri eroi in quella situazione, con Raistan che è perfino impedito di dire la sua a voce, verooo?

  • #4

    Claudia (venerdì, 12 aprile 2013 13:58)

    Avevo già letto questo racconto in passato, e già allora mi aveva commosso il fatto che la prima volta di Raistan sia stata così tenera e "pulita", in un certo senso, con una donna che lo faceva di mestiere e che tuttavia lo aveva scelto non per spennarlo come un pollo, ma perché le piaceva e basta, quel ragazzo. In questo racconto si nota la purezza di un Raistan ancora adolescente e un po' imbranato, ma pure la sua innata nobiltà d'animo che lo porta a rivolgersi con estremo rispetto a una donna che altri considererebbero uno scarto della società, e a trattarla come una signora.
    Negli anni a venire parte di questa delicatezza verrà seppellita da sfacciataggine, brutalità, sete di sangue... ma non è sparita del tutto.

  • #5

    LuciaG (venerdì, 12 aprile 2013 15:15)

    Ogni tanto il signor Van Hoeck si degna di raccontarmi qualche dettaglio inedito del suo passato, ed è sempre bello anche per me, scoprire nuove cose su di lui. A volte non risponde a domande precise, ma altre volte lo fa, come in questo caso, e gli voglio ancora più bene, perchè viene fuori la bella persona che era. Per me continua ad esserlo, eh, ma mi rendo conto che a volte sia difficile crederlo.
    Sono però contenta che tutte voi riusciate a guardare oltre e a volergli bene lo stesso.
    Grazie a tutte, per l'attenzione costante e anche per l'affetto verso il mio ciccino.

  • #6

    Mabel (sabato, 13 aprile 2013 16:51)

    Mi unisco al coro e concordo con Aria, Iris e Claudia, il Raistan umano era una splendida persona e anche da vampiro continua ad esserlo, nonostante abbia dovuto costruirsi una corazza, nonostante le cicatrici spesse sotto a cui ancora si intravvede chi è.
    E' davvero notevole il rispetto che ha sempre dimostrato verso chi è gentile con lui e finchè riuscirà a mantenere questa sua caratteristica rimarrà più umano di molti "umani veri"

  • #7

    missing sun (domenica, 16 novembre 2014 00:06)

    Belloooooo, stupendoooo, meraviglioso racconto della prima volta di Raistan... Non tutti gli uomini ricordano la loro prima volta con una empatica emozione come Raistan, anche se sono passati solo pochi anni dalla`evento è tre secoli! Il ns Olandese è davvero una bella persona sia dentro che fuori, un bellissimo quadro con una cornice meravigliosa...una rarità nella razza umana come in quella vampirica...