Lucia Guglielminetti's books on Goodreads
Sette giorni per i lupi Sette giorni per i lupi (RVH, #2)
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Ascesa alle Tenebre Ascesa alle Tenebre (RVH, #1)
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A NATALE SONO TUTTI PIU' BUONI

Credo che esista un dio degli eventi surreali.

Credo anche di stargli molto simpatico, perché di tanto in tanto mi coinvolge in episodi a cui si fatica a credere, tipo quello di alcune settimane fa, in cui un’arzilla ottantenne mi ha eletto suo chaperon per l’attraversamento di una strada molto trafficata, e alla fine mi ha anche invitato a casa sua a bere il the.

Questa volta, caro lettore, mi ha preso di mira mentre me ne stavo tranquillo per i fatti miei in un locale notturno di Londra per sfuggire alla vomitevole atmosfera natalizia che mi soffoca, senza altro desiderio che sorseggiare un drink in santa pace, ascoltare un po’ di musica e magari trovare una dissetante compagnia per la serata. Deve aver capito che stavo cercando una delirante compagnia, e si è dato da fare per trovarmela. Sentite com’è andata.

Immaginate la scena: io, stravaccato su un divanetto un po’ in disparte, vagamente stordito dalla vodka che stavo centellinando e dalla canna di cui aspiravo pigre boccate di tanto in tanto. Mi ero assuefatto al martellare della musica, godendo della vibrazione data dai bassi nel mio petto. Era come avere di nuovo un cuore e non era spiacevole. Mi guardavo intorno, ma senza un particolare interesse, convinto che quando avessi trovato quello che stavo cercando, lo avrei capito. D’un tratto, ho sentito uno sguardo puntato su di me e mi sono voltato nella direzione da cui la sensazione proveniva. Ho un aspetto che non passa inosservato e non di rado attiro l’attenzione di qualcuno, ma c’era un’intensità particolare in quella percezione, che non poteva sfuggirmi.

A fissarmi, con un sorriso ebete sul viso e le mani giunte sul cuore, era una ragazza sui venticinque anni, né brutta né bella, né alta né bassa, né magra né grassa. Anonima, si sarebbe potuta definire, anche nel modo di vestire: maglioncino rosso a collo alto, jeans, del tutto discordante dal look dei frequentatori del locale. In questo spiccava come un faro nella notte, devo ammetterlo. Anche il muso di renna sorridente che portava ricamato sul davanti spiccava. Sembrava fissarmi e promettermi meraviglie. Di solito, una tipa così scappa a gambe levate, quando mi vede. Lei no. Se ne stava lì, nella penombra, a una decina di passi da me, e mi guardava come se fossi un’apparizione della Madonna di Lourdes. Ho iniziato a saettare lo sguardo tutto intorno. Mi sono persino guardato alle spalle, trovando impossibile che fossi proprio io l’oggetto del suo interesse e della sua espressione estatica.

Magari è un cosplayer della Barbie, o di Pollyanna. Magari sotto il maglioncino nasconde frustino e catene e le piace giocare a La bella e la Bestia, ho pensato.

L’osservazione è andata avanti per più di cinque minuti di fila. Fino a quando, cioè, ho indirizzato anche io il mio sguardo su di lei e ho inarcato un sopracciglio in una muta richiesta di spiegazioni. Deve averlo interpretato come un segnale, perché il suo sorriso si è allargato e la ragazza è venuta verso di me a piccoli passi briosi, sempre con le mani giunte sul cuore. Lo squilibrio mentale assume molte forme, questo è certo, caro lettore.

“Ciao! Posso sedermi?!” ha urlato, per superare il martellare della musica, con un sorriso che si faceva sempre più ampio. Non le ho risposto. Le ho solo fatto un cenno con la mano per invitarla ad accomodarsi al mio fianco, senza per altro modificare la mia posizione sul divano. Avrebbe dovuto adattarsi al mio braccio sullo schienale, vale a dire quasi al mio abbraccio. La cosa non è sembrata impensierirla più di tanto.

“Io sono Debbie! Tanto, tanto piacere di conoscerti!” ha trillato, tendendo davanti a sé la piccola mano paffuta. Smalto rosa sulle unghie, manco a dirlo. Non ho ricambiato il gesto. Mi sono limitato a fissare la manina, per poi riportare lo sguardo sul suo viso, traboccante di… gioia.

“Perché?” le ho chiesto, aspirando una lunga boccata dalla pseudo-sigaretta. Lei me l’ha sottratta e l’ha spenta nel portacenere sul tavolino davanti a noi. Il suo sorriso non ha vacillato nemmeno per un istante, mentre lo faceva. Io ho sentito il secondo sopracciglio salire a fare compagnia al primo, molto in alto sulla fronte.

“È dalle abitudini più dannose che dobbiamo partire, se vogliamo davvero cambiare noi stessi” ha sentenziato.

“Sssssì. Senti, cosa sei? Una suora in incognito? Una missionaria? Che cosa vuoi da me?” le ho chiesto, col tono più gentile che mi riusciva di mettere assieme. Lei si è messa a ridere, come se avessi fatto la battuta più divertente del mondo.

“Ma no, sciocchino! Sono solo una persona che ha deciso di fare la sua parte per cambiare il mondo in meglio! Io lo so cosa sei tu…” ha sussurrato queste ultime parole facendomisi vicina vicina, per poi coprirsi la bocca con una mano e ridacchiarci dietro, gli occhi splendenti di gioia a stento trattenuta.

Secoli di esercizio mi hanno permesso di mantenermi impassibile alla sua affermazione, ma non ho potuto impedirmi di saettare lo sguardo attorno, per vedere se qualcun altro l’avesse sentita.

“Ah sì? Sentiamo, cosa sarei?”

“Un vampiro! La sorella del cugino di una mia amica viene spesso qui e mi ha parlato di te! Per prima cosa volevo dirti che non ce l’ho con te, non pensarlo nemmeno. Non sono mica razzista! Provo anzi, molta comprensione e compassione per te. Dev’essere orribile essere considerati mostri. Davvero orribile. Beh, io non lo penso. So che anche in voi c’è del buono. Ci dev’essere, perché anche voi siete creature di Dio e Dio non crea niente che non sia buono e giusto. Questa è la tua occasione per dimostrarlo. IO sono la tua occasione per far vedere al mondo intero che voi vampiri non siete gli abomini che tutti immaginano, ma degli esseri con sentimenti intensi come quelli delle persone vere!”

Se non ci fossero stati i capelli, le sopracciglia mi avrebbero circumnavigato la testa per riapparire nella zona del mento, tanto grande era la mia sorpresa per quella dichiarazione di intenti. Ho aperto la bocca per dire qualcosa, ma lei mi ha appoggiato un dito sulle labbra per zittirmi.

“Lo so, sei commosso, non c’è bisogno di ringraziarmi. Vieni, andiamo a fare una passeggiata! Siamo sotto Natale, tutta la città è vestita a festa. Voglio che tu ti renda conto della bellezza che hai intorno e che sicuramente hai smesso di vedere molto tempo fa!”

Mi ha preso per un polso, ma naturalmente non è riuscita a smuovermi di un millimetro. Per parte mia, ero convinto di essere vittima di una candid camera. Le ho sottratto il braccio con stizza, ma lei non è parsa scoraggiata dal mio gesto, anzi. Quella felicità indiavolata nei suoi occhi si è persino intensificata.

“Dimmi, ragazza. Sei matta?” le ho chiesto, trattenendomi a stento dal ringhiarle in faccia.

“No. Sono una guerriera. Una guerriera del bene. Se sapessi come ci si sente… Dai, ti prego, vieni fuori con me. Facciamo un giro! Non sei felice che non abbia paura di te? Che ti stia parlando come se tu fossi una persona qualsiasi? Ti capita spesso?”

“No” e quella era la pura verità.

“Vedi? Vedi? Io posso aiutarti, davvero! Non senti la mia buona volontà? La mia purezza? Io ti voglio bene, così come amo tutte le creature. Permettimi di dimostrartelo!”

Beh, se era uno scherzo, volevo divertirmi un po’ anch’io, che cazzo.

“Va bene. Andiamo a fare due passi” le ho detto. Per tutta risposta, mi è saltata al collo e mi ha stretto forte, infischiandosene di mettere la sua gola a pochi centimetri dalle mie zanne. Io le pazze me le scelgo con cura, delle vere professioniste.

“Grazie! È uno splendido regalo di Natale, quello che mi fai! Vieni, andiamo!”

Siamo dunque usciti dal locale e lei si è attaccata al mio braccio come se fossimo vecchi amici, senza smettere un attimo di blaterare di luci, alberi di Natale, redenzione e altri vomitevoli concetti. Intendiamoci, ero colpito dalla sua apparente assenza di paura. Si era costruita una tale corazza di bontà intorno, da pensare di essere invulnerabile grazie ad essa. Di tanto in tanto rispondevo alle sue domande: lei ascoltava compita le mie risposte, accompagnandole con grandi cenni affermativi della testa, gli occhioni sgranati e l’onnipresente sorriso sulle labbra; mi ha raccontato di sé, della sua famiglia – a sentirla, un quadretto idilliaco – dei suoi animali e delle cose che le piaceva fare. In più non mancava di farmi notare le cose positive che vedeva attorno a sé, dai cantori di carole agli innamorati che se ne andavano in giro mano nella mano. Mi sembrava sempre più suonata, sapete.

“E i militari in giro per il pericolo di attentati? E i mendicanti che chiedono l’elemosina ad ogni angolo? E le persone sole, che passeranno un Natale di merda, senza nessuno che si ricordi di loro? Non li vedi quelli, ragazza?”

“Certo che li vedo, ma loro non sono così senza speranza come te” mi ha risposto, con candore. La frase poteva avere un duplice significato e sono certo che lei intendesse quello meno offensivo e deprimente, ma non mi è piaciuta lo stesso. In realtà, grazie al nostro connubio si stava creando una particolare reazione chimica: assorbivo la bontà che lei trasudava da ogni poro per trasformarla in altro, usando il mio corpo come incubatrice per ulteriore negatività. Stava funzionando da dio, ma lei non poteva rendersene conto, né capiva che cosa significava il mio sorriso, sempre più largo per ogni minuto che passava. Cara ragazza, in effetti mi faceva stare bene. La guardavo e immaginavo il suo viso stravolgersi nella paura e nella sofferenza. Nella sorpresa terribile che avrebbe avuto quando si fosse resa conto della vomitevole inutilità del suo pensiero e delle sue parole, infarcite di frasi fatte e di luoghi comuni.

“Sono contenta di vederti sorridere. Sei molto bello, quando lo fai. Vuol dire che mi stai ascoltando davvero!”

“Certo. Non mi perdo una sola parola e condivido tutto quello che dici. Senti, perché non continuiamo la conversazione a casa mia? Ti vedo molto infreddolita, non vorrei che ti prendessi un malanno e non potessi godere di uno splendido Natale con la tua meravigliosa famiglia… Davvero, sono molto, molto ansioso di sentire tutto quello che hai da dirmi.”

Un’ombra di paura ha incrinato leggermente il suo sorriso, e per qualche istante non è stata in grado di rispondermi. Io ho abbassato gli occhi a terra, contrito.

“No, hai ragione, scusa se te l’ho chiesto. È ovvio che hai paura. Speravo solo che dopo quello che mi hai detto mi dimostrassi fino in fondo la tua fiducia, ecco.”

Sono un bastardo e me ne vanto, caro lettore.

“Ma…. Ma certo che verrò! Certo che mi fido! Stavo solo pensando a quando passa l’ultimo treno…”

Bugiarda. “Ti riaccompagno io, vuoi scherzare? È il minimo che posso fare per sdebitarmi. Nessuno si è mai preoccupato così per la mia anima. Prometto che non faremo tardi.”

“Va bene, Ray. Vengo molto volentieri” ha detto, accarezzandomi una mano con fare materno.

“Splendido. Guarda, lì c’è la mia macchina. Meno di mezz’ora e ci siamo.”

“Vivi da solo?”

“Non proprio, ma la persona con cui abito è assente, al momento. Anche lui ha qualcuno di cui occuparsi.”

“Lui? Oh… capisco.”

“Già. Andiamo?”

Ed eccoci a Kensington, nel mio cottage. Grazie alla presenza e al gusto di Guillaume, il vampiro francese con cui convivo da qualche tempo, è una casa molto accogliente. Anche la ragazza è sembrata pensarla allo stesso modo. Forse si aspettava un antro con bare a vista e pipistrelli svolazzanti qua e là, corredato di ragnatele, modello casa degli Addams. La paura che percepivo in lei in macchina – l’unico sentimento normale che ha dimostrato in tutta la serata – è stato spazzato via dal sollievo e dalla contentezza. Le sue guance hanno ripreso il consueto colore rosato e persino la renna sulla sua maglia è apparsa ringalluzzita.

“Mettiti comoda, ti prego. Gradisci qualcosa da bere?”

“Solo un bicchier d’acqua, ti ringrazio.”

“Arriva subito.”

Mentre sparivo in cucina per procurarle la sua bevanda, l’ho vista sedersi con cautela sul divano di pelle nera, guardandosi intorno interessata. Ma come diavolo si può essere così stupidi e ingenui, mi dicevo io?! Tornato in soggiorno mi sono seduto accanto a lei, regalandole un ampio sorriso.

“Grazie! Tu non bevi niente?”

“Tra poco. Oh, sì” le ho risposto e ho sentito il mio stesso sorriso mutare, a partire dagli occhi. È stata una bella sensazione, per me. Molto meno per lei. L’acqua le è andata di traverso e io le ho battuto dei colpetti sulla schiena, con molta, molta delicatezza.

“Attenta, bambina sbadata… tutto a posto?”

“Sì, sì, grazie… sto bene.”

“Mi fa piacere. Ma ti prego, continua il tuo discorso. Secondo te, se mi abbeverassi ogni giorno della bellezza che mi circonda, non avrei quasi più bisogno di nutrirmi di altro. Potrei quasi vivere d’aria. Non è quello che sostieni?”

“Beh, non sono così ingenua. Tutti abbiamo bisogno di cibo, e voi, purtroppo, avete bisogno di sangue. Ma ci sono gli animali… e le sacche degli ospedali… non hai mai pensato di usare quelle?”

“Le uso infatti.”

Sul viso le si è dipinto un sollievo indicibile, accompagnato dal super-sorriso dell’anno.

“Davvero? Ma perché non l’hai detto subito? Io credevo…”

“Solo che devi lasciarmi finire la frase. Le uso… quando non c’è niente di meglio, e quando sono troppo pigro per uscire.”

Ho lasciato che una frazione della mia aura si levasse nell’aria, mentre mi facevo un po’ più vicino a lei sul divano. Era quasi mezzanotte. L’ora dei vampiri. L’ora della paura. Giù la maschera, ragazza. Giù la maschera.

“Non fare così! Stai cercando di spaventarmi! Devi contrastare la tua natura, che ti spinge a comportarti in questo modo! Se ci riuscirai, tutti ti vorranno bene e non dovrai più nasconderti! Renderai un incredibile servizio a tutta la tua razza, pensa come ti saranno riconoscenti! Ti aiuterò io, te lo prometto! Io non voglio avere paura di te e non ne avrò. Lascia che ti abbracci. Lascia che ti dimostri che mi fido di te.”

Mi ha teso le braccia e io mi ci sono rifugiato dopo un attimo di esitazione. Ha preso ad accarezzarmi i capelli come si farebbe a un bambino, cristo di dio, alternando le carezze a colpetti sulla schiena. Era ora di fare conoscenza con il suo odore e di renderla partecipe del mio vangelo. Non c’è gusto a recidere un fiore già appassito. Bisogna coglierli quando sono ancora in boccio, o hanno appena cominciato a fiorire.

Le mie braccia si sono chiuse attorno al suo corpo morbido, assaporando il suo odore e il suo calore; la mia aura si è sprigionata in tutta la sua intensità, arricchita di divertimento e brama di fare del male, quanto non provavo da molto tempo. Perché non mi piaceva come mi aveva fatto sentire. Non mi era piaciuto per niente.

“Ray…. Mi… mi fai male. Lasciami! Ti prego, controllati, devi riuscirci!”

“E perché? – ho sibilato nel suo orecchio – io non sono il regalo di Natale di nessuno, non lo sono mai stato e mai lo sarò. Non certo per una ragazzina piena di sé, che pensa di potermi dire come devo vivere, dopo 310 anni. Tu, piuttosto, sarai il mio. E al diavolo il dettaglio che i vampiri non festeggiano il Natale. Per te farò volentieri un’eccezione. Vedi che qualcosa per me sei riuscita a farlo?”

“Hai promesso! Ti prego, hai promesso!”

“Sono un bugiardo. Lo siamo tutti, ma tu hai dato per scontato che nessuno potrebbe amarmi così come sono, e invece non è vero. Qualcuno mi ama, anche se sono uno stronzo. Buonanotte, dolce Debbie. Il tuo maglione fa schifo, a proposito.”

Cercava di fare forza contro le mie spalle per indurmi a lasciarla, ma non aveva speranza. Non l’ha mai avuta, sin da quando ha deciso di avvicinarmisi, in quel locale. Perché io sono quello che sono e la mia natura non si può cambiare ed è offensivo che una ragazzina che i vampiri li ha visti solo in TV abbia la presunzione di riuscirci.

Io sono Raistan.

Sono vecchio, cinico e bastardo.

Love me or leave me, come dicono da queste parti.

Ah, il suo sangue era una delizia. Sapeva di rosa.

Un po’ è finito sul muso della renna, smorzandone il sorriso. Era molto più bella, così.

 

Buon Natale anche a te, caro lettore.

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Commenti: 3
  • #1

    Lida (mercoledì, 23 dicembre 2015 10:17)

    Ciao ciao santarellina XD mamma mia se non la faceva fuori lui ero pronta a farlo io XD

  • #2

    francesca (mercoledì, 23 dicembre 2015 13:30)

    Troppo carino, questo racconto! E Debbie se l'è cercata!

  • #3

    Aria (mercoledì, 23 dicembre 2015 14:53)

    Una persona in apparenza anonima è risultata essere deliziosa e pure l'aspetto della renna è migliorato: Raistan di sicuro sa come svelare bellezze insospettabili, unendo l'utile al dilettevole. ;)